EZLN: i Maya e l'inizio di una nuova era

Il silenzio calato sulle montagne Los Altos e sulla Selva Lacandona del Chiapas, nel sudest del Messico, è stato assordante: i Maya, quelli veri, quelli che vivono in lotta nella selva, tra le loro montagne, parlando la loro lingua nei suoi infiniti dialetti ed accezioni millenarie, hanno preso in giro tutti, tutto il mondo: niente finisce, inizia qui ed ora una nuova era.

Il senso delle parole del SubComandante Marcos, che sotto quel passamontagna ride dietro la lieve peluria bianca che si intravede dal nero cappuccio, è sempre di giustizia, di libertà e democrazia per un popolo, quello del Chiapas, che solo da quel 1 gennaio 1994 può dichiararsi libero: un popolo uscito nuovamente dalle sue montagne, dalla sua foresta; sul viso i passamontagna neri che mostrano solo occhi, intensi, pieni di vita, di amore, di dignità, i colori variopinti dei vestiti, dei cappelli, dei bambini, il silenzio di chi, da tanto tempo ormai, tace nel perpetrare la sua lotta.

Sono tornati a San Cristobal de Las Casas, ad Ocosingo e a Las Margaritas: migliaia di indios (almeno 20mila) chiapanechi silenziosi, uniti, organizzati e disarmati, e sono tornate anche le parole del SubComandante, quelle parole che hanno mostrato al mondo la lotta zapatista: prima di internet (o contestualmente a), prima della globalizzazione comunicativa feroce e bulimica che viviamo oggi, la grandezza del SubComandante Marcos è stata quella di far conoscere a tutto il mondo il perché di questa lotta, di questa "insurgencia zapatista", di influenzare con la penna, con El Durito, con l'acume di chi ha studiato e ha deciso di combattere una vita intera per la dignità umana, i diritti di un popolo che, forse, oggi senza l'Ejercito Zapatista de Liberation National, sarebbe estinto.

Enlace Zapatista aveva già evidenziato da tempo che, nonostante il silenzio, la resistenza zapatista non era finita: erano anni che si attendeva una nuova parola, un nuovo messaggio dalla Selva Lacandona. I Maya, quel popolo in lotta, sono riapparsi proprio il 21 dicembre per sottolineare che il mondo qui non finisce ma che qui, ed ora, inizia una nuova era: il 22 dicembre 1997 un gruppo di paramilitari pagati ed armati dal governo messicano fecero irruzione nella chiesa del piccolo villaggio di Acteal, in cui 45 indios tzotziles, di diretta discendenza Maya, (in gran parte donne e bambini) pregavano in attesa dell'arrivo del Natale: erano solo dei "Las Abejas", membri di una associazione nata seguendo il lavoro della Diocesi guidata dal vescovo Don Samuel Ruiz.

Vennero assassinati senza che nessuno avesse la possibilità di urlare: un crimine di Stato, una strage di Stato contestualizzata in quella che veniva definita "guerra di bassa intensità": gli zapatisti avevano annunciato tre anni prima il loro unilaterale cessate il fuoco, ma gli stupri, i massacri, le angherie dei militari e dei paramilitari messicani non si sono mai fermati. Fino ad oggi.

E' tornato a scrivere Marcos, è tornato con la sua fumosa pipa ad esprimere concetti di alta nobiltà d'animo; si può non essere d'accordo con le logiche politiche apposte dietro la lotta zapatista: la campagna anti-neoliberista è da molti bollata come pretestuosa e infondata, come un retaggio marxistico da scongiurare. Non è così: nella grande manifestazione di ieri, nelle belle parole del SubComandante Marcos, c'è tanta umanità, c'è quell'istinto di protesta europeo, centramericano, arabo ed orientale che ha portato il mondo a cambiare profondamente negli ultimi 3-4 anni.

Marcos, forse, ci era semplicemente arrivato per primo e, per primo, ne aveva mostrato le criticità al mondo: sui libri di storie che fanno sognare i bambini e riflettere gli adulti, in comunicati in cui la qualità della letteratura supera quella dei contenuti politici:

Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comandancia Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

21 dicembre 2012
A chi di dovere:
Lo avete sentito?
E’ il suono del vostro mondo che si distrugge, ed è quello del nostro che risorge.
Il giorno in cui fece giorno, fu notte;
e sarà notte il giorno in cui farà giorno.

DEMOCRAZIA
LIBERTA’
GIUSTIZIA

Dalle montagne del Sud-Est Messicano
per il comitato clandestino rivoluzionario indigeno – comandancia general dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
il SUB COMANDANTE MARCOS

E' il senso di una lotta che, in silenzio, continua a marciare verso un futuro necessariamente migliore del presente: ma, per questo, occorre ancora lottare tanto. Il 21 dicembre 2012 non era la fine ma l'inizio di una nuova era del calendario Maya.

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