Martina contro Salvini e Di Maio: "Paralisi inaccettabile, altro che cambiamento"

"Messi alla prova dei fatti questi leader ci stanno regalando pratiche e percorsi che non hanno nulla a che vedere con il cambiamento"

Maurizio Martina

Luigi Di Maio e Matteo Salvini stanno lavorando ormai da giorni alla formazione del nuovo governo e, mentre i lavori proseguono tra dichiarazioni positive e reazioni che lasciano invece immaginare un ritorno al voto, il tempo passa inesorabile e ad oltre 70 giorni dalle elezioni lo stallo politico prosegue.

Una situazione che si fa sempre più imbarazzante col passare dei giorni, al punto che anche una persona finora pacata come il segretario reggente del Partito Democratico Maurizio Martina, coinvolto in un fallito tentativo di trovare un accordo col Movimento 5 Stelle, ha rilasciato oggi dichiarazioni tutt'altro che positive:

Basta chiacchiere, basta commedie, basta giochetti: se non sono in grado di formare un governo lo dicano chiaramente e consentano al Parlamento di cominciare a lavorare per l’Italia.

Lo sfogo di Martina è arrivato nel corso di un incontro coi capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci finalizzato a fare il punto della situazione. A proposito delle consultazioni di ieri al Quirinale, Martina ha dichiarato:

Abbiamo assistito ancora a un balletto di dichiarazioni che ci preoccupa molto. Siamo di fronte a un’inaccettabile paralisi. Messi alla prova dei fatti questi leader ci stanno regalando pratiche e percorsi che non hanno nulla a che vedere con il cambiamento, ma hanno a che vedere con la restaurazione, sia nel merito che nel metodo. [...] Come si fa a parlare di governo e di programma se ancora non si sa chi lo dovrà guidare?

E, ancora:

Governare il Paese non vuole dire raccontare favole e magari finire per regalare degli incubi. Siamo pronti a dare battaglia alle ipotesi uscite in questi giorni: dalla flat tax ideata per i più ricchi al ritorno all’epoca dei condoni. Non arretriamo, il Paese non può più assistere a questa commedia.

Stesso tono quello adottato da Graziano Delrio, che ha chiesto con urgenza che Camera e Senato vengano messi in condizione di poter iniziare a lavorare:

Dopo settanta giorni di chiacchiere è giunto il momento di occuparsi di cose serie, non c’è tempo da sprecare. La prima emergenza da affrontare è quella della regolare attività parlamentare: chiediamo al presidente della Camera di far entrare in attività da subito le commissioni permanenti.

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