Del referendum Segni-Guzzetta abbiamo sentito parlare più che altro in chiave di lotta politica, ma i reali contenuti sono passati un po’ in sordina. Questo post si propone pertanto di sviscerare il corpo reale dell’iniziativa e le conseguenza che potrebbe determinare in caso di approvazione da parte dell’elettorato.
Cominciamo dicendo che le firme raccolte sono state più di 800.000, una cifra dunque ben superiore alle 500.000 richieste, mentre è ancora incerta la data della consultazione. In queste ore si discute se accorparla o meno alle europee/amministrative, fatto che favorirebbe l’eventuale raggiungimento del quorum richiesto, ovvero il 50% più un voto.
I quesiti sono tre, così come le schede che verranno presentate agli elettori. La prima (verde) e la seconda (bianca) pongono la stessa domanda, suddivisa tra i due rami del Parlamento. La terza (rossa) propone l’abolizione delle candidature multiple, o per meglio dire il malcostume di imporre lo stesso candidato forte in innumerevoli collegi, affinché possa poi decidere a quali rinunciare, favorendo i secondi arrivati di sua scelta.
Ma se quest’ultimo argomento è sacrosanto, molto più controversi risultano gli altri due. Qui si propone infatti l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni. Sembra una cosuccia da nulla e invece comporterebbe una rivoluzione totale nella strategia elettorale nazionale. Vediamo perché.
Al momento varie liste si possono collegare e concorrere insieme al raggiungimento del premio di maggioranza. Non solo; partiti minori a rischio, ovvero non sicuri di arrivare al 4% (Camera) o all’8% (Senato) si garantiscono così la propria rappresentanza senza patemi. Se passasse il referendum saremmo di fronte a un grande e decisivo passo verso il bipartitismo, obiettivo dichiarato dei promotori Segni e Guzzetta, pena il rischio di essere cancellati dal Parlamento.
Oltre a dare una definitiva accelerata al processo costituente del Pdl, ormai in rotta d’arrivo con l’ultimo congresso di An in programma a breve, ciò andrebbe soprattutto contro le “alternative” di schieramento, vale a dire Lega Nord e Italia dei Valori, costrette a valutare una formula d’ingresso nei due partiti principali che già da ora si preannuncia difficoltosa. Per le piccole formazioni cambierebbe poco, ma certo non migliorerebbero le cose, tant’è vero che in rete si rincorrono le accuse di voler peggiorare una legge già pessima. Qui vi proponiamo le valutazioni di Sinistra Democratica, per esempio.
Ecco perché il Pdl non è del tutto ostile alla proposta Franceschini, e con La Russa ha anche proposto il compromesso di inserire il referendum nel secondo turno delle amministrative. Il tutto cercando di non pestare troppo i piedi all’alleato leghista che di fronte a una legge del genere potrebbe decidere di correre da solo sbattendo la porta.
In questo caso si aprirerebbero scenari del tutto nuovi, ma è evidente che tutto il vantaggio raggiunto dal centro-destra a livello di sondaggi svanirebbe come neve al sole, rischiando di aprire le porte a un nuovo pareggio, come nel caso dell’ultima “vittoria” prodiana. O addirittura a una vittoria del centro-sinistra, se riuscisse a trovare un non facile accordo con Rifondazione e Di Pietro.
Nella foto: Mario Segni
SavRis
11 apr 2009 - 00:46 - #1Restando in tema, vi consiglio il seguente link:
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