Suicida migrante afgano espulso dalla Germania, bufera sul ministro dell'Interno Seehofer

Il ministro dell’Interno ha scaricato sulle “autorità di Amburgo” la colpa dell’espulsione del giovane di 23 anni che si è impiccato a Kabul

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L'opposizione chiede le dimissioni del ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer dopo che un migrante afgano richiedente asilo espulso dalla Germania si è suicidato a Kabul. "È giunto il momento che Seehofer se ne vada" dice il leader di Die Like, partito di estrema sinistra.

Seehofer respinge al mittente le critiche ma anche i Verdi lo accusano di aver "fallito moralmente" e di aver dimenticato i principi della Costituzione tedesca.

Il ministro dell’Interno ha replicato scaricando sulle "autorità di Amburgo" la colpa dell’espulsione del giovane di 23 anni che si è poi tolto la vita impiccandosi.

Il ragazzo era stato rimpatriato dalla Baviera, Land (Stato federato) di origine di Seehofer, insieme con altri 68 connazionali e il ministro dell’Interno entusiasta aveva commentato: "Tra tutte le cose, nel giorno del mio 69 compleanno, e non l'ho ordinato io, 69 persone sono state rimandate indietro in Afghanistan".

Parole che avevano già suscitato un mare di polemiche e che ora si ritorcono contro Seehofer che chiaramente non ha nessuna intenzione di dimettersi.

Resta il fatto che l'Afghanistan non è certo un paese sicuro per rimpatriare forzatamente dei richiedenti asilo. Inoltre gli accordi con Kabul prevedevano il rimpatrio di non più di 50 persone per volta.

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