Giorgia Meloni vuole abolire il reato di tortura (e commette una gaffe su Twitter)

"Aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e riscrivere il reato di tortura che, così com'è codificato oggi, impedisce alle forze dell'ordine di svolgere il proprio lavoro"

Giorgia Meloni su Facebook

Gaffe di Giorgia Meloni su Twitter oggi pomeriggio, quando la leader di Fratelli d'Italia ha voluto annunciare ai suoi seguaci di aver presentato alla Camera Dei Deputati due proposte di legge, una per abolire il reato di tortura - introdotto nell'ordinamento italiano lo scorso anno - e una per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale.

Complice, forse, i pochi caratteri a disposizione, Meloni aveva scritto che il reato di tortura "impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro". In tanti hanno letto in quelle righe una sorta di legittimazione del ricorso alla tortura da parte delle forze dell'ordine italiane, al punto da spingere la leader di Fratelli d'Italia - o chi per lei - a rimuovere quel tweet in poche ore e correggere il tiro.

Il tweet cancellato di Giorgia Meloni

Nel tardo pomeriggio, dopo l'eliminazione di quel messaggio, Giorgia Meloni ha condiviso u nuovo contenuto, stavolta corredato anche da un video, in cui ha spiegato il succo delle due proposte di legge presentate oggi. E ha corretto il tiro sul reato di tortura, spiegando che "così com'è codificato oggi, impedisce alle forze dell'ordine di svolgere il proprio lavoro".

Fratelli d'Italia ha presentato due proposte di legge per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e per modificare il reato di #tortura che, così com'è codificato oggi, impedisce alle forze dell'ordine di svolgere il proprio lavoro. Difendiamo chi ci difende!

Abolizione del reato di tortura: la proposta di FdI

Meloni, nel breve video, parla genericamente di una pena di 12 anni per gli agenti che "usano qualche parolaccia quando eseguono degli arresti", ma l'articolo 613-bis del codice penale è decisamente più specifico e una spiegazione così superficiale per tirare l'acqua al proprio mulino è tutt'altro che costruttiva:

Chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.
Se i fatti di cui al primo comma sono commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni.

La proposta di Fratelli d'Italia sottolinea come le pene previste siano sproporzionate "rispetto ai reati che attualmente puniscono nel codice tali condotte (percosse, lesioni, minaccia eccetera) e non giustificate dall’andamento della situazione criminale in Italia". Per questo propone l'abrogazione dell’articolo 613-bis (tortura) e dell’articolo 613-ter (istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura) del codice penale e "l’introduzione, all’articolo 61 del codice penale, di una nuova aggravante comune per dare attuazione agli obblighi internazionali discendenti dalla ratifica della CAT, vale a dire la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Per quanto riguarda invece l'inasprimento delle pene per chi aggredisce un pubblico ufficiale, Fratelli d'Italia propone di portare le pene attuali, che vanno da un minimo di sei mesi ad un massimo di cinque anni, da un minimo di quattro anni di reclusione ad un massimo di dieci anni di reclusione.

Foto | Facebook

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