Gas e Luce: rinviata al 2020 la fine del mercato a maggior tutela

Il rinvio è stato deciso con un emendamento al decreto Milleproroghe n. 91/2018

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Di rinvio in rinvio, l'eliminazione del mercato a maggior tutela slitta ancora. Adesso dal primo luglio 2019 è stato tutto rimandato allo stesso mese del 2020. Era uno degli obiettivi annunciati in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle, che ha rispettato la promessa fatta approvando un emendamento al decreto "milleproroghe". Perché è stata presa questa decisione? Serve fare un po' di chiarezza.

Cos'è il servizio di maggior tutela?

Il servizio di maggior tutela è riservato ai clienti domestici ed alle imprese con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 10 milioni di euro.

Garantisce al consumatore finale l'erogazione di energia elettrica e gas alle condizioni economiche stabilite dall'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Come stabilito dalla legge 481 del 14 novembre 1995, con la quale è stata istituita l'Autorità, la sua funzione è quella di: "garantire la promozione della concorrenza e dell'efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilità, assicurandone la fruibilità e la diffusione in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori".

L'Autorità stabilisce le tariffe per tutti i clienti del servizio di maggior tutela di anno in anno, fissando il prezzo per l'utilizzatore finale per tutelarlo dalle oscillazioni del mercato. Le tariffe del mercato libero - tranello nel quale sono cascati in parecchi - non sono agganciate ai piani tariffari stabiliti dall'Autorità, che garantisce un minimo di chiarezza. Per questo motivo le società che operano nel libero mercato offrono tariffe bloccate per un tot di tempo, che fanno apparire molto vantaggioso il passaggio al libero mercato agli occhi degli utenti, inconsapevoli del fatto che le tariffe stabilite dall'Authority sono mediamente del 15% più convenienti rispetto a quelle che si riescono ad ottenere nel libero mercato. Senza contare che, trascorso il tot di tempo a tariffa bloccata, per l'utente arrivano sempre le cattive sorprese.

Perché le persone cascano in questo tranello? Il motivo è semplice: i prezzi dell'energia e del gas non sono trasparenti. Per una persona media - anche ben istruita - è sostanzialmente impossibile interpretare i costi e le voci presenti in una bolletta dell'energia elettrica e/o del gas, anche se questa avesse solo l'intenzione di verificare di aver pagato quanto pattuito al momento della stipula. Le associazioni dei consumatori, inoltre, hanno segnalato un numero allarmante di pratiche commerciali scorrette, per esempio quelle operate dagli insistentissimi venditori porta a porta che spesso sono personaggi senza scrupoli che mentono apertamente per intrufolarsi in casa delle persone e convincerle con qualsiasi mezzo a farle passare allo sfavillante mercato libero. Che colpo di fortuna, no? C'è qualcosa di talmente conveniente che le aziende - anche quelle che operano in entrambi i regimi - te la vengono a proporre direttamente a casa.

È una vera liberalizzazione?

Da un punto di vista meramente teorico, la liberalizzazione dovrebbe regalare dei vantaggi agli utenti finali. Una maggiore concorrenza dovrebbe, infatti, portare ad una diminuzione dei prezzi. In realtà, però, le cose non stanno così. Il mercato libero per l'energia elettrica esiste in Italia da quasi 10 anni ma, nonostante i succitati venditori porta a porta e le telefonate dai call center che minacciano catastrofi senza un cambio repentino di tariffa e/o operatore, solo una famiglia su tre è passata al libero mercato.

Liberalizzare dovrebbe stimolare la concorrenza, ma il mercato a maggior tutela non impedisce agli operatori del libero mercato di farsi concorrenza con una guerra dei prezzi; solo un prezzo più conveniente può spingere qualcuno a cambiare operatore. Non esiste un'energia elettrica o un gas di qualità migliore; il "prodotto" è sempre lo stesso per l'utente finale, indipendentemente dall'operatore che si sceglie.

Il Governo Renzi nel 2014, con il Ddl concorrenza, decise di abolire il servizio a maggior tutela a partire dal 2018, sostenendo che questo contrasterebbe con le norme UE contro le tariffe amministrate, ovvero la presenza di agevolazioni decise da uno Stato. Niente di più falso: in Italia, con il sistema in vigore, non esiste alcuna agevolazione di questo tipo. L'Autorità, infatti, non stabilisce tariffe inferiori ai prezzi di mercato dell'energia e del gas, lasciando che sia lo Stato a farsi carico del surplus di costi.

Il servizio a maggior tutela non serve a questo, bensì si occupa di "definire un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori". L'obiettivo reale dell'abolizione del servizio a maggior tutela è quello di limitare il controllo sul mercato, permettendo alle aziende di potersi rivolgere direttamente ai consumatori, più facilmente raggirabili. È un provvedimento che risponde solo all'esigenza delle aziende del settore di realizzare un profitto maggiore.

Ottima notizia, dunque, il rinvio. Ma adesso serve un intervento più coraggioso: bisognerebbe fare un passo indietro e cancellare questo regalo alle aziende del settore oppure, in alternativa, dettare delle regole certe a tutela dei consumatori, partendo dall'istituire un sistema realmente trasparente che consenta di identificare il costo di gas ed energia elettrica.

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