Genova, crollo del ponte Morandi: i reati contestati e l'indagine della Procura. I chiarimenti dell'avvocato

L'avvocato Raffaele Bergaglio ci spiega le implicazioni giuridiche del caso del ponte Morandi crollato a Genova il 14 agosto 2018.

Crollo ponte Genova - Indagine - Opinione avvocato

Mentre la politica discute di revoca della convenzione alla società Autostrade per l'Italia e dell'eventuale nazionalizzazione delle strade, c'è un dato di fatto su quanto avvenuto a Genova con il crollo del ponte Morandi: c'è un'indagine penale in corso e dal suo esito dipenderanno anche le decisioni politiche. Per ora, insomma, è un gran parlare, ma fino a quando non saranno stabilite le responsabilità dalla magistratura, saranno, appunto, solo parole. Per questo abbiamo deciso di concentrarci sull'indagine e ne abbiamo parlato con l'avvocato penalista del Foro di Milano Raffaele Bergaglio (qui il suo sito web), che ci ha spiegato per filo e per segno tutte le implicazioni giuridiche della tragedia di Genova.

Avvocato Bergaglio, vogliamo spiegare quali sono le autorità competenti a indagare e a giudicare i fatti che si sono verificati a Genova?
"I fatti inerenti il crollo del viadotto Polcevera e le condotte (attive od omissive) si sono verificate interamente in Italia, onde competenti a svolgere le indagini e a giudicare la rilevanza penale di quei fatti sono senza dubbio le Autorità italiane, più precisamente la Procura della Repubblica di Genova e il Tribunale Collegiale di Genova. Ciò indipendentemente dalla cittadinanza delle vittime e dei futuri indagati e imputati. Un’autorità giudiziaria straniera, come quella francese, di cui si parla in questi giorni, potrebbe svolgere indagini laddove le condotte si fossero consumate almeno in parte in Francia, fermo restando che per compiere investigazioni sul territorio della Repubblica Italiana dovrebbe muoversi mediante rogatoria internazionale, essendo in ogni caso da escludere che autorità straniere possano direttamente indagare sul territorio Italiano senza ricorrere allo strumento della rogatoria"

Perché al momento non ci sono ancora indagati?
"Il procedimento penale al momento è iscritto contro ignoti perché per capire chi accusare dell’accaduto bisogna comprenderne prima le cause. È pertanto normale che per ora le indagini in corso non siano ancora indirizzate nei confronti di una cerchia di soggetti specifici, i quali in ogni caso saranno presto identificati, proprio grazie alle investigazioni in corso. Per fare questo sono necessari vari tipi di indagini"

Genova, crollo del ponte: come procede l'indagine

Come si sta muovendo la Procura di Genova, titolare dell'indagine, in queste prime fasi?
"Volendo sintetizzare gli inquirenti si stanno muovendo in due direzioni:
1) innanzitutto stanno cercando di comprendere quali fossero gli accordi esatti tra Autostrade per l’Italia, concessionario nonché gestore del viadotto, e lo Stato italiano, tramite l’acquisizione della convenzione stipulata con la predetta società ed ogni altro documento negoziale connesso al fine di individuare gli obblighi della stessa in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria nonché gli obblighi di controllo delle pubbliche amministrazioni preposte a tale incombenza.
2) al tempo stesso i Pubblici Ministeri stanno cercando di individuare le cause del crollo, che sembrerebbero essere di tipo strutturale.
Per il primo tipo d’indagine la Procura di Genova, con l’ausilio delle Autorità di Polizia Giudiziaria, sta procedendo ad attività di acquisizione, perquisizione e sequestro di documenti, che riguardano la progettazione, gestione e manutenzione del viadotto Polcevera, compresa la corrispondenza, le cose utili a comprendere chi doveva fare che cosa, i video di vario genere (privati, webcam ecc.) inerenti il tratto autostradale. Allo stesso modo stanno sentendo persone informate sui fatti, per riferire non solo sul crollo del 14 agosto 2018, ma anche più in generale per rendere qualsiasi informazione utile per apprendere circostanze necessarie a ricostruire fasi precedenti il fatto, specie inerenti le attività di manutenzione eseguite e quelle ancora da eseguire, le tempistiche, i rinvii, le rispettive ragioni, i monitoraggi svolti, i macchinari e le tecnologie utilizzate, la loro frequenza ecc.
Questo primo filone d’indagine dovrebbe consentire d’identificare a grandi linee una cerchia di persone i cui comportamenti - specie omissivi, in cooperazione colposa tra loro ovvero mediante condotte colpose indipendenti (ad esempio per avere ciascuno negligentemente omesso qualcosa in fase di manutenzione e controllo) - potrebbero nel loro insieme avere contribuito al cagionamento del disastro verificatosi.
Nel frattempo, come ovvio, la Procura ha già disposto il sequestro del ponte stesso, comprensivo delle macerie e delle parti non crollate al fine di svolgere il secondo filone delle indagini, consistente negli accertamenti tecnici.
A tal fine i pubblici ministeri hanno incaricato due consulenti tecnici, gli ingegneri Pier Giorgio Malerba del Politecnico di Milano e Renato Buratti di Genova, per comprendere le cause esatte del crollo. Non è da escludere che vengano nominati altri consulenti, per esempio al fine di compiere valutazioni sul piano geologico.
Questo secondo filone d’indagine, alquanto complicato anche in ragione delle dimensioni del crollo, dovrà inoltre fare i conti con il sito, poiché le strutture crollate stanno ostruendo il greto del torrente Polcevera, con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare con l’arrivare del maltempo. Di conseguenza una parte degli accertamenti tecnici, quelli da svolgere sul luogo teatro del disastro, dovranno essere svolti con la massima urgenza onde poter poi sgomberare il greto del torrente. I due consulenti sono già sul posto per assistere alla rimozione e allo stoccaggio delle macerie che saranno poi periziate insieme al resto.
Intrecciando i risultati dei due predetti filoni d’indagine gli inquirenti dovrebbero essere in grado di individuare in maniera esatta chi avrebbe dovuto intervenire sul ponte, sia in sede di manutenzione che in fase di controllo della sua stabilità, quando avrebbe dovuto farlo nonché in base a quali campanelli d’allarme, sempre che vi fossero effettivamente delle avvisaglie percepibili"

È possibile che sia necessario ricorrere all'incidente probatorio ed eventualmente perché?
"Sul piano procedurale sarà molto importante addivenire in tempi stretti alla individuazione preliminare di una cerchia di persone ipoteticamente responsabili, anche al fine di consentire loro una difesa tecnica, partecipando agli accertamenti ingegneristici già in corso, con il supporto di propri consulenti e di avvocati di loro fiducia, al fine di svolgere tali attività estremamente importanti sul piano probatorio in contraddittorio con gli inquirenti. È peraltro possibile che a seguito dell’avvio di accertamenti tecnici irripetibili (basti pensare alla necessità di rimovere le macerie quanto prima per sgomberare il greto del torrente, fattore che finirà inevitabilmente col modificare lo stato dei luoghi), venga richiesto di procedere mediante incidente probatorio, il che significa anticipare sin da questa fase preliminare (fase delle indagini) l’assunzione di una prova (perizia sulle cause del crollo), che normalmente avviene solo in un momento successivo, nella fase del giudizio davanti al Tribunale, che inizierà tra non meno di due anni. Qualora si dovesse procedere a questa anticipazione probatoria gli atti saranno trasmessi al GIP (giudice per le indagini preliminari) di Genova affinché il tutto venga svolto con le garanzie richieste dal codice"

Genova, crollo del ponte: quali sono i reati contestati

Parliamo ora dei reati, per adesso si indaga per attentato alla sicurezza dei trasporti, disastro, omicidio e lesioni contestati in chiave colposa. Che cosa significa?
"Per contestare in chiave colposa i gravissimi reati di attentato alla sicurezza dei trasporti, disastro e omicidio e lesioni, per avere omesso la manutenzione e la messa in sicurezza del ponte nonché i controlli sulla struttura e, a monte di tutto, per non avere impedito la circolazione sul viadotto Polcevera, i magistrati della Procura di Genova dovranno individuare le regole di condotta specifiche del settore ipoteticamente violate dai soggetti preposti ad intervenire a vario titolo (manutenzioni, autorizzazioni, controlli). Non si deve dimenticare, infatti, che al giorno d’oggi, nulla può essere lasciato al caso, dal momento che il mondo scientifico, ivi compreso quello che studia le strutture in cemento armato, ha prodotto una serie di parametri di riferimento che consentono di stabilire quando bisogna intervenire su una determinata opera, vale a dire sulla base di quali elementi sintomatici (p.es. condizioni dell’opera legata all’utilizzo, all’età, al luogo, al clima, ad eventi naturalistici ecc.) e con quali modalità. La decisione riguardo a come e quando intervenire su un’opera come il ponte Morandi è alquanto delicata, poiché l’incolumità pubblica e la vita delle persone dovrebbero prevalere anche di fronte all’interesse legato alla necessità di non isolare la sesta città d’Italia per numero di abitanti, dotata di un porto molto importate e, ovviamente, all’interesse dell’impresa concessionaria.
Tutte queste considerazioni dovranno avere come metro di paragone la prevedibilità di quanto tragicamente verificatosi. A tal proposito, in questi giorni, da fonti aperte, anche assai qualificate, sono state mosse pesanti censure al tipo di struttura in sé e ad altre simili progettate da Morandi, indipendentemente dalle sue attuali condizioni. Se tali critiche si rivelassero fondate, chi sarà chiamato a difendersi dalle accuse che saranno formulate, dovrà dimostrare al Tribunale Collegiale di Genova (giudice competente a giudicare i fatti) che quel determinato viadotto, indipendentemente da quelli simili, non presentava criticità degne di fermarne l’utilizzo o imporre con urgenza ulteriori interventi di manutenzione.
Nel complesso si tratterà di un’indagine di imponenti dimensioni, che probabilmente dovrà fare i conti anche con il fatto che chi ha progettato il viadotto e coloro che lo hanno costruito ormai non ci sono più"

Entrando nello specifico, spieghiamo in cosa consistono i tre reati contestati?
"A fronte di una tragedia di immani proporzioni come questa i pubblici ministeri genovesi sono orientati a contestare senza dubbio i reati di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime (art. 589 c. 3 cp), che prevedono pene che possono arrivare a quindici anni di reclusione. Saranno contestati anche l’attentato alla sicurezza dei trasporti (art. 432 cp) e il disastro (art. 434 c. 2 cp) nella forma colposa (art. 449 cp), delitti puniti con pene da uno a cinque anni. Si tratta di reati molto gravi, i quali in passato, in casi analoghi, come il disastro ferroviario di Viareggio del 2009 o quello della torre di controllo del porto di Genova del 2013 hanno portato alla comminazione di pene alquanto elevate nei confronti di numerosi imputati. Più sfumata, francamente, appare la contestazione dell’omicidio stradale (art. 589 bis cp), sulla quale gli stessi inquirenti si sono riservati ulteriori approfondimenti. Infatti la norma introdotta nel 2016 richiede che la condotta colposa che abbia cagionato la morte di una persona venga perpetrata mediante violazione delle norme sulla circolazione stradale, sicché è stata coniata per reprimere condotte riprovevoli dei conducenti di veicoli.
I reati di attentato alla sicurezza dei trasporti e di disastro colposo puniscono, in linea teorica, chiunque ponga anche soltanto in pericolo la sicurezza dei trasporti pubblici o ponga in essere fatti diretti a cagionare un crollo, indipendentemente dalla verificazione dell’evento. I giuristi li chiamano reati di pericolo, nel senso che la legge punisce già la mera messa in pericolo di un determinato interesse, in questo caso la pubblica incolumità e la vita delle persone. A maggior ragione questi fatti vengono penalmente perseguiti qualora da essi derivi un disastro dovuto al crollo del tipo verificatosi, che ha cagionato la morte e le lesioni di decine di persone.
Il concetto di 'disastro' è scarsamente definito dalla legge e in passato ha dato luogo a varie questioni interpretative. Nel linguaggio comune esso talvolta si traduce in un’espressione sommaria capace di assumere una gamma di significati ampiamente diversificati. Secondo la giurisprudenza, per 'disastro colposo', come quello verificatosi a Genova, deve intendersi un evento dannoso prevedibile, da ricondursi causalmente a una condotta, esigibile dal suo autore nelle condizioni di tempo e di luogo dei fatti, violatrice di una norma (specie una regola cautelare) la cui osservanza, avrebbe potuto prevenire quell’evento, verificatosi in presenza di un concreto pericolo per la pubblica incolumità.
Si tratta di reati che molto spesso vengono contestati anche in chiave omissiva ai loro autori, vale a dire per avere omesso di adottare le misure di prevenzione idonee a prevenire quanto poi accaduto, come sembrerebbe essere accaduto nel caso in esame"

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