Turchia, nuovo crollo della Lira, Erdogan: "complotto USA, la nostra economia è forte"

La crisi della lira turca manda in subbuglio i mercati. Erdogan: "nuovi piani per il sostegno della valuta"

crollo lira turca

Dopo il nuovo crollo della lira turca, oggi lunedì 13 agosto, alla riapertura dei mercati finanziari e della settimana borsistica, il presidente della Turchia Recep Tayyp Erdogan prova a rassicurare: "I fondamentali dell'economia turca sono molto forti, faremo tutto il possibile per risolvere la questione" con nuovi piani a sostegno della lira. Erdogan è tornato denunciare il "complotto" degli Stati Uniti, che vogliono "colpire alle spalle" la Turchia "partner strategico nella Nato" non si sa ancora per quanto, aveva già minacciato Erdogan nei giorni scorsi dopo il raddoppio dei dazi USA su acciaio e alluminio provenienti da Ankara.

La lira turca è scesa oggi ai nuovi minimi sul dollaro, a quota 7,24, perdendo un altro 9% dopo il 16% ceduto da venerdì scorso, trascinando giù le borse asiatiche e occidentali. La banca centrale turca ha quindi annunciato che metterà a disposizione "tutta la liquidità di cui le banche necessitano" e l'annuncio ha fatto risalire un po' la china alla valuta che si è portata a quota 7 contro il dollaro. L'istituto centrale ha fatto sapere altresì che "monitorerà da vicino il mercato e la formazione dei prezzi e assumerà tutte le misure necessarie per mantenere la stabilità finanziaria, se lo riterrà necessario".

Erdogan avvisa Trump: "stop unilateralismo o cerchiamo nuovi alleati"

11 agosto 2018 - Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan nelle concitate ora "dell’attacco alla lira turca da parte della lobby dei tassi" avverte Donald Trump dalle colonne del New York Times. Se gli Usa non porranno fine al loro unilateralismo e "alla mancanza di rispetto saremo costretti a iniziare a cercare nuovi amici e alleati".

La lira turca è andata giù del 15% su dollaro ed euro con conseguente rischio di alto contagio sia per le borse occidentali sia nei paesi emergenti. Trump per tutta risposta ha raddoppiato i dazi su acciaio e alluminio provenienti dalla Turchia.

"Le azioni unilaterali degli Usa nei confronti della Turchia serviranno solo a minare gli interessi e la sicurezza americani. Prima che sia troppo tardi Washington deve rinunciare all'idea che le nostre relazioni siano asimmetriche, e accettare il fatto che la Turchia ha alternative" ha minacciato il presidente turco.

"Negli ultimi sei decenni, Turchia e Usa sono stati partner strategici e alleati nella Nato" ha continuato Erdogan che ricorda a Trump che la Turchia "è accorsa in aiuto dell'America ogni volta che è stato necessario" dalla guerra in Corea all'intervento in Afghanistan post 11 settembre. "Eppure, gli Usa hanno fallito nel capire e rispettare le preoccupazioni del popolo turco. E, negli ultimi anni, le nostre relazioni sono state messe alla prova dai disaccordi".

"Fino a quando gli Stati Uniti non inizieranno a rispettare la sovranità della Turchia e dimostreranno di capire i pericoli che affronta il nostro Paese, la nostra partnership potrebbe essere a rischio" ha aggiunto Erdogan.

Turchia, crolla la lira, mercati preoccupati. Erdogan: "Loro hanno i dollari, noi Allah"


Crisi Turchia

10 agosto 2018 - La Lira turca sta crollando ai minimi storici, ora è oltre quota 6 per un dollaro, ossia ha perso un terzo del suo valore dall'inizio del 2018. Ovviamente l'inflazione continua a salire e i titoli di Stato decennali sono intorno al 20%. Della situazione turca ne risentono sia le valute emergenti, sia l'euro e i listini azionali europei stanno trattando in netto ribasso.

Il presidente turco Erdogan ha detto che ci sono "campagne" contro il suo Paese e che non bisogna prestare loro attenzione. Queste le parole riportate da Reuters:

"Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro diritto, il nostro Allah"

Ad alimentare la preoccupazione c'è anche un articolo del Financial Times secondo il quale la Banca Centrale Europea è preoccupata a causa della situazione turca e in particolare per l'esposizione di alcune banche verso quell'economia. Tra queste banche ci sarebbe anche l'italiana Unicredit, oltre alla francese BNP Paribas e la spagnola BBVA. Sia gli istituti citati dal FT, sia la BCE hanno risposto a queste indiscrezioni con un secco "no comment".

Le più esposte sarebbero le banche spagnole, per oltre 83 miliardi di dollari, seguite dalle francesi, per 38, e dalle italiane, per 17 miliardi di dollari. La sola Unicredit però ha un investimento da 2 miliardi e mezzo di euro in una quota del 40,9% di Yapi Kredi, che ora, dopo il crollo della lira, vale 1,15 miliardi.

Il direttore finanziario di Unicredit, Mirko Bianchi, durante la presentazione dei conti semestrali, ha spiegato che la banca non ha intenzione di vendere, perché il contributo di Yapi Kredi nel trimestre è salito del 28% annuo, tuttavia oggi il titolo a Piazza Affari è nettamente in ribasso.

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