Genova, crollo del ponte Morandi. L'ingegnere strutturista: "C'è una carenza legislativa sui controlli di sicurezza"

I chiarimenti dell'ingegnere strutturista Giovanni Contini.

Per capire meglio come funzionano i controlli di sicurezza e la manutenzione di opere come il ponte Morandi, che è crollato a Genova il 14 agosto 2018, abbiamo chiesto delucidazioni all'ingegnere strutturista Giovanni Contini.

Ingegnere Contini, la tragedia del crollo del viadotto di Genova, che è stato preceduto negli ultimi cinque anni anche da crolli di altri ponti, ha riportato all'attenzione il problema della sicurezza e della manutenzione di questo tipo di opere. Ci spiega come funzionano?
"È innanzitutto opportuno rendersi conto che le costruzioni civili (cioè le case, i palazzi per uffici, i capannoni, i ponti, le strade, le ferrovie, le metropolitane, i muri di sostegno, i canali, le fognature, i parcheggi interrati, etc.) sono prodotti industriali come le lavatrici, i computer o le automobili e quindi dobbiamo avere ben saldo in mente che non solo le macchine ma anche i fabbricati non sono eterni, che possono essere costruiti robusti o deboli, che si possono guastare, che si devono riparare, che si usurano e che lo scorrere del tempo ne riduce le prestazioni, che le costruzioni devono essere utilizzate in modo corretto, che sono soggette a un ciclo di vita con un inizio ed una fine e che al termine del ciclo possono/devono (dovrebbero) essere rottamate proprio come una lavatrice o un’automobile. Dobbiamo tener presente che con l’aumentare dell’età dei fabbricati gli adeguamenti e le manutenzioni diventano sempre più costosi e devono essere integrati con controlli periodici e sistematici. Le manutenzioni non servono solo a garantire la bellezza esteriore dell’edificio, devono contribuire a garantire la sicurezza dei loro utilizzatori.
I punti fondamentali nella sicurezza sono sempre i soliti:
1. utilizzare prodotti certificati
2. mantenerli in efficienza nel tempo (riparazioni, manutenzioni, adeguamenti)
3. utilizzarli nel modo prestabilito
4. documentare, cioè certificare, periodicamente il mantenimento della qualità di quanto utilizzato.
Sono principi che tutti noi conosciamo: tutti noi abbiamo sentito parlare dei ‘tagliandi’ per le automobili nuove, che non sono altro che manutenzioni programmate, e della revisione dei veicoli cioè degli approfonditi controlli previsti dopo un prestabilito numero di anni di utilizzo. Abbiamo sentito parlare dei rinnovi dei certificati di prevenzione incendi ma non esiste il rinnovo del certificato di collaudo statico. Per l’ascensore l’avvio è subordinato ad un collaudo, durante il suo funzionamento il condominio stipula un abbonamento con l’ascensorista per la manutenzione periodica ordinaria, si sostengono spese straordinarie per il cambio delle funi o della bottoniera, non possiamo salire in un numero superiore a quello indicato sulla targhetta in cabina con indicazioni tipo ‘portata 400 kg capienza 5 persone’ ed infine sosteniamo il costo delle ispezioni periodiche degli organismi di controllo accreditati. E per le strutture dei fabbricati?
Purtroppo la sistematicità dei controlli prevista per alcuni impianti non è ancora stata estesa agli aspetti strutturali dei fabbricati. Alcuni Comuni virtuosi hanno istituito l’obbligo della verifica dell’idoneità statica degli edifici, si pensi al Comune di Milano che negli scorsi mesi ha introdotto l’obbligo di deposito dei certificazione di idoneità statica (CIS) degli edifici con oltre cinquanta anni di età. Purtroppo i controlli sulla sicurezza delle strutture non sono ancora estesi a tutto il territorio nazionale. Una carenza legislativa.
Molto di quanto detto per gli edifici si può traslare pari pari alle opere infrastrutturali. Anche i ponti dopo il collaudo iniziale dovrebbero essere sistematicamente manutenuti, anche i ponti non dovrebbero essere sovraccaricati e quando hanno terminato il loro ciclo di vita dovrebbero essere declassati e sostituiti da nuovi manufatti"

Che idea si è fatto sul crollo del viadotto sul Polcevera a Genova?
"Le notizie attualmente disponibili fanno ritenere che un insieme di fattori abbiano causato il collasso e tra essi il principale sarebbe la rottura di uno strallo, uno dei tiranti inclinati che sorreggevano le travi dell’impalcato autostradale.
Gli addetti ai lavori erano a conoscenza delle criticità del viadotto: conoscevano l’affaticamento strutturale indotto dal crescente traffico di veicoli sempre più pesanti che producevano sollecitazioni statiche e dinamiche decisamente superiori a quelle di cinquant’anni prima, conoscevano il repentino degrado dell’acciaio e del calcestruzzo conseguente alle aggressive condizioni atmosferiche già segnalate dal progettista, l’ing. Morandi, il quale pochi anni dopo la fine dei lavori, illustrava in un convegno internazionale le criticità provocate dalla corrosione dei materiali.
Nei primi anni novanta alcuni tiranti d’acciaio rivestiti in cemento armato precompresso che reggevano una delle campate del viadotto venivano integrati con nuovi tiranti in acciaio.
Pochi giorni fa il collasso di uno strallo, che non era stato oggetto degli interventi degli anni novanta, il conseguente disastro che tutti purtroppo conosciamo, i soccorsi ed il successivo avvio delle indagini giudiziarie ed amministrative finalizzate ad individuare cause e responsabilità"

Ci può spiegare come procederà l'indagine tecnica giudiziaria?
I pubblici ministeri hanno avviato un’indagine assistiti dai propri consulenti tecnici ai quali porranno una serie di quesiti. Presumibilmente ai consulenti della Procura o delle parti coinvolte potrebbe venir loro chiesto di dire quali sono le cause che hanno provocato il collasso strutturale del viadotto e se i gestori del viadotto e le altre parti coinvolte hanno messo in atto tutti gli interventi di loro competenza, adeguamenti, manutenzioni, limitazioni, ecc., per mantenere in efficienza la struttura e salvaguardare l’incolumità delle persone.
Inoltre, considerato che il viadotto è stato costruito in un’unica soluzione, quindi con materiali delle stessa qualità, considerato che gli stralli erano tutti soggetti alla stessa aggressività ambientale, dato che negli anni Novanta solo alcuni di essi sono stati rinforzati, è possibile che venga chiesto ai consulenti tecnici anche di ricercare i motivi che hanno indotto i gestori del viadotto a interrompere, o a non avviare, il rinforzo degli stralli delle altre campate e di dire se a loro parere il completamento dell’intervento di rinforzo di tutti gli stralli avrebbe evitato il collasso.
I giudici del processo penale dovranno infine confrontare e valutare le tesi dei PM e dei loro consulenti tecnici, quelle degli altri soggetti coinvolti e dei loro CTP, consulenti tecnici di parte, ed eventualmente nominare propri periti.
Dato il presumibile emergere di concause e le molte posizioni coinvolte, il procedimento giudiziario e l’attività degli ingegneri forensi si preannunciano impegnative e complesse.

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