Mario Adinolfi migra verso la lista Monti

Mario Adinolfi

Mario Adinolfi si riposiziona. Il deputato del Pd (lo è diventato il 13 giugno 2012, subentrando a Pietro Tidei) aveva già scritto a Bersani a settembre del 2011: ti restituisco la tessera. Già nella Democrazia Cristiana, poi membro dell'Assemblea costituente del Partito Popolare Italiano, poi fondatore di Democrazia Diretta con cui si candidò a sindaco di Roma, quindi nelle fila del Pd (appunto), Adinolfi (lo scrive sempre lui) si è pure battuto per far partecipare Beppe Grillo alle primarie del Partito Democratico.

Con la restituzione della tessera, Adinolfi scriveva anche:

«Non lascio il Pd per approdare ad altri lidi, che non ci sono. Lascio la politica militante, con dolore, preferendo dedicare il mio tempo all'attività professionale e alle mie figlie che crescono in un'Italia che dà i brividi».

Dopodiché, però, diventava deputato proprio nelle fila del Partito Democratico. Quindi diventava correntista franceschiniano, poi si impegnava per rottamare il Pd e sostenere Matteo Renzi nelle primarie del Centrosinistra.

Dopo che Renzi ha perso, Adinolfi, pur mantenendo anche la vis polemica nei confronti delle regole delle primarie, dichiarava, comunque:

«Non c'è nulla dietro alle polemiche sulle regole, non faremo ricorso e sosterremo con lealtà Bersani»

Una lealtà che ieri lo ha portato ad annunciare su Facebook che da ora sosterrà la lista di Monti.

Questo il comunicato lasciato sul social network:

«Alle prossime elezioni mi batterò per il successo della lista che farà riferimento diretto al capo del governo, considero decisivo garantire continuità all'azione del presidente Monti, per la credibilità che ha garantito all'Italia in Europa. Lo spostamento dell'asse del Pd verso le posizioni rappresentate da Fassina e Vendola, l'opzione controriformista su pensioni e lavoro, mi convincono che alle prossime elezioni occorre dare forza a chi intende far proseguire lo sforzo di risanamento, rigore e crescita del paese messo in moto da questo governo di cui ho votato in Parlamento con convinzione tutti i provvedimenti».

Le reazioni lasciate dai frequentatori della pagina di Adinolfi nei commenti non sono delle migliori, per usare un eufemismo. Lui si difende dicendo che si limita a esporre le proprie idee.

Idee come questa, per esempio:

«Casini immortale della politica, da trent’anni in parlamento, non poteva che sostenere Bersani. Va rottamato anche lui».

Solo che adesso, improvvisamente, Casini come alleato va più che bene.

Le domande che nascono spontanee sono tante, ma non è il caso di mettersi a fare i censori della coerenza, per carità: l'esposizione di un curriculum vitae in breve è più che sufficiente.

Ma una domanda bisogna scriverla, perlomeno: Adinolfi, dopo il suo riposizionamento repentino, supererà l'esame di Mario Monti e di Enrico Bondi?

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