Carlo Cottarelli: "Flat tax, reddito di cittadinanza e abolizione legge Fornero costano 75 miliardi"

L'economista è stato intervistato dal Corriere della Sera.

Carlo Cottarelli

L'economista Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, che era stato chiamato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio di un eventuale governo tecnico prima che Matteo Salvini e Luigi Di Maio si accordassero sul nome di Giovanni Tria come ministro dell'Economia, è stato oggi intervistato dal Corriere della Sera.

Il quotidiano lo ha chiamato in causa per fare un po' di calcoli, visto che si avvicina sempre di più il momento per il governo giallo-verde di occuparsi della legge di bilancio e delle promesse economiche fatte agli elettori. I punti fondamentali del contratto di governo per quanto riguarda l'economica sono: il reddito di cittadinanza tanto voluto dal MoVimento 5 Stelle, la Flat Tax chiesta dalla Lega e l'abolizione della legge Fornero per quanto riguarda le pensioni, voluta da entrambe le forze di governo. Secondo Carlo Cottarelli il conto complessivo dovrebbe essere di circa 75 miliardi e spiega:

"La flat tax costerebbe da sola 50 miliardi. Le misure per superare la Fornero circa 8 miliardi, il reddito di cittadinanza altri 17 miliardi. In tutto parliamo di circa 75 miliardi di euro. Finanziare queste riforme strutturali ricorrendo a un aumento del deficit non avrebbe senso, perché significherebbe andare a chiedere prestiti a investitori che già pretendono interessi più alti sui nostri titoli di Stato. Insomma, se uno mi dice ‘ce ne freghiamo delle agenzie di rating e aumentiamo il deficit’ poi mi deve spiegare dove trova chi ci presta i soldi"

Il riferimento è ovviamente a Lugi Di Maio, che ha detto di non voler considerare le valutazioni delle agenzie di rating. Secondo Cottarelli, invece, il modo giusto per proteggere gli italiani è un altro:

"Il modo migliore per proteggere gli italiani è evitare crisi tipo quella del 2011, che si ripercuotono sulle fasce sociali più deboli. Osservo che tra il 10 maggio e il 31 agosto del 2011 lo spread era salito di 129 punti, da 162 a 291: nello stesso periodo di quest’anno l’aumento è stato di 150 punti, da 138 a 289. Anche se la situazione non è per fortuna quella del 2011 perché l’economia sta crescendo e il livello dei tassi è più basso, non si può stare tranquilli"

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 152 voti.  

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO