Fondi Lega: trovato accordo coi giudici, i 49 milioni restituiti in 80 anni

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14:00 - La Lega ha raggiunto l’accordo con la Procura di Genova sulle modalità di esecuzione del sequestro dei 49 milioni di euro. Secondo quanto hanno convenuto i legali del Carroccio e i magistrati liguri, il partito aprirà un conto ad hoc dal quale saranno prelevati 100.000 euro a bimestre, per un totale di 600.000 euro l’anno fino a quando non sarà estinto il debito con lo Stato di 49 milioni di euro. La via di mezzo è stata trovata per consentire all’erario di incassare l’intera cifra sequestrata dai giudici nell’ambito del processo per “truffa ai danni dello Stato” e al contempo consentirebbe alla Lega di sopravvivere senza dover chiudere, come paventato qualche settimana fa da alcuni esponenti del partito di Matteo Salvini. Per saldare la cifra di 49 milioni, la Lega impiegherà circa 80 anni.

Fondi Lega | Ricorso in Cassazione

Ricorso in cassazione sulla vicenda dei fondi della Lega sequestrati dalla magistratura. Gli avvocati del Carroccio hanno fatto appello contro la decisione del tribunale del Riesame di Genova del 6 settembre scorso che ha confermato il sequestro dei 49 milioni di euro alla Lega, cifra pari all'ammontare, secondo l'accusa, della truffa ai danni dello Stato messa in atto ai tempi della gestione Bossi-Belsito, per ottenere indebiti rimborsi elettorali.

Per Francesco Belsito, l'ex tesoriere della Lega, il sostituto procuratore generale Enrico Zucca ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni e 10 mesi nel processo d'appello. Per Zucca: "il partito non può essere schermo per atti illeciti" e le operazioni illecite finite nel mirino della magistratura erano "deliberate dai vertici della Lega e quindi note a tutti gli esponenti del Carroccio".

Fondi Lega, l'ex tesoriere Belsito: "ho lasciato 40 milioni a saldo contabile"

Dopo un lungo silenzio è tornato a parlare Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega coinvolto nello scandalo. Bossi e Belsito sono stati entrambi condannati per truffa ai danni dello Stato, legata all'utilizzo dei fondi pubblici ottenuti grazie a rendiconti irregolari presentati per ottenere rimborsi non dovuti; denaro che invece è servito, in larga parte, al sostentamento della famiglia del Senatur.

Belsito si è dimesso dalla carica di tesoriere nel 2012, non appena lo scandalo è scoppiato. Oggi la Lega sostiene di non aver soldi per risarcire lo Stato ma, soprattutto, sostiene di non avere nulla in comune con la Lega di Bossi e Belsito. L'ex tesoriere ha deciso di uscire allo scoperto parlando appunto di soldi: "Quaranta milioni: quando me ne sono andato dalla Lega ho lasciato 40 milioni a saldo contabile". E poi: "Dopo le mie dimissioni nel 2012 sono entrati nelle casse del partito altri 19 milioni legati alle elezioni del periodo di Bossi, perché i rimborsi erano scaglionati negli anni. E immagino che siano arrivati rimborsi per elezioni successive. Soldi ce n'erano".

Soldi che, secondo Belsito, la Lega ha speso non tenendo conto dei procedimenti pendenti. Lui si è anche detto pronto ad un confronto pubblico con Maroni e Salvini: "Dove sarebbero finiti i soldi? Penso che siano stati spesi: come non lo so. Non voglio dire che ci sia niente di illecito. Dico soltanto le cose come stanno. Sono pronto a un confronto con Roberto Maroni e con Matteo Salvini. Ma sui fatti. Non vale parlare con i tweet. Ho pagato solo io, come se quello che è successo nel partito potesse essere tutto responsabilità del tesoriere". E poi: "Mi hanno scaricato ma adesso viene il bello. La Lega deve querelare anche Umberto Bossi, ci sarà da ridere". Belsito ha anche rivendicato i risultati da lui ottenuti come tesoriere: "Gli ho tolto tante castagne dal fuoco. Il Carroccio prima si era lanciato in operazioni rovinose, come la banca Credieuronord e il villaggio turistico in Istria".

Infine, con l'intenzione di sottolineare che non esiste una nuova Lega, che non ha nulla a che fare con la "sua" Lega, Belsito ha citato Giancarlo Giorgetti, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: "Intelligente e preparato, quello che parlava di economia con Bossi. Il Gianni Letta della Lega. C'era allora e c'è anche adesso, sempre con un ruolo chiave. Credetemi, è lui la mente, più di Salvini. Altro che discontinuità".

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