Il Parlamento UE approva la "riforma del copyright". Di Maio: "Una vergogna"

Il Parlamento UE ha approvato la controversa Riforma del Copyright: restano i nodi degli articoli 11 e 13

Giornata intensa al Parlamento UE, riunito in seduta plenaria a Strasburgo: oggi ha approvato la "risoluzione Sargentini" per valutare le "gravi minacce allo Stato di diritto" dell'Ungheria di Orban e poi anche la controversa riforma del copyright il cui relatore è il tedesco Alex Voss (PPE). Il Parlamento europeo aveva già bocciato la Direttiva lo scorso 5 luglio, ma aveva stabilito di riaprire il dibattito nella sessione plenaria di settembre dopo aver adottato opportune modifiche del testo.

Questa volta, invece, la proposta è passata con 438 voti a favore, a fronte dei 226 contrari e 39 astenuti. Gli eurodeputati hanno approvato le modifiche - non particolarmente rilevanti - proposte agli articoli 11 e 13, duramente contestati perché mettono in discussione la "libertà di internet".

La Direttiva mira a risolvere una questione spinosa che va avanti da anni. Le grandi piattaforme, i social network e i motori di ricerca "indicizzano" gli articoli pubblicati da siti e blog, rendendo questi contenuti fruibili agli utenti quando cercano notizie su questo o quell'argomento. I motori di ricerca sono diventati un punto di riferimento assoluto per chi cerca informazioni online, guadagnando somme enormi grazie alla pubblicità. Dal punto di vista degli editori, i motori di ricerca, le piattaforme e gli aggregatori di notizie, sfruttano il loro lavoro a fine di lucro, senza restituire nulla. Dal punto di vista della controparte sono invece gli editori a ricevere un "servizio gratuito" con l'indicizzazione dei loro contenuti. L'Unione Europea, per difendere un settore in crisi come quello dell'editoria, ha cercato un modo per venire incontro alle esigenze degli editori.

L'art 11 ha infatti l'obiettivo di proteggere gli interessi economici dell'editoria. Nella sostanza consente agli editori di tutelare con il copyright le pubblicazioni giornalistiche. Riconoscendo i diritti di copyright anche per le pubblicazioni giornalistiche, gli editori potranno essere liberi di vendere una licenza a social network e motori di ricerca. Resta qualche dubbio circa un possibile restringimento della libertà di espressione, perché non tutte le realtà editoriali sono dotate della forza contrattuale per andare a contrattare con i colossi di internet, che potrebbero non essere interessati a pagare delle licenze per i loro contenuti. Considerando il fatto che l'indicizzazione è fondamentale per la diffusione delle informazioni, viene da chiedersi che fine faranno le realtà medio-piccole. Chi avrà, inoltre, la possibilità di crescere al punto da poter vantare un potere contrattuale? Si rischia di andare incontro ad un "restringimento" del mercato dell'informazione.

L'altro articolo controverso è il 13. L'obiettivo in questo caso è quello di imporre alle piattaforme online - Social Network in testa - di controllare il comportamento dei loro utenti registrati per evitare che questi violino il copyright, utilizzando immagini e/o testi per i quali non detengono i diritti d'uso. Con le nuove regole non saranno più gli utenti i responsabili dei contenuti illegali, bensì le piattaforme. Sicuramente la direttiva tutela in modo più efficace i diritti di copyright, ma altrettanto certamente favorisce le grandi società attualmente posizionate sul mercato, che avranno la forza per adeguarsi. Si rischia, inoltre, di avallare una forma di censura preventiva, il cui controllo è affidato oltretutto ad algoritmi di società private. Il Parlamento UE ha preferito dare preminenza al diritto di copyright, piuttosto che al diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Un azzardo non indifferente.

Il Movimento 5 Stelle, la Lega e la sinistra radicale (Gue e Verdi) sono le forze politiche italiane che hanno votato contro la direttiva in modo compatto. Mentre il PD e Forza Italia, invece, hanno votato a favore. La direttiva, comunque, non è ancora diventata vincolante per i singoli stati membri. Dopo l'approvazione del Parlamento, infatti, deve passare al vaglio del Consiglio UE e quindi a quello dei rappresentanti dei singoli governi. Se le due istituzioni non raggiungeranno un punto d'incontro, la direttiva non sarà adottata.

Questo il commento di Luigi Di Maio:

Una vergogna tutta Europea: il Parlamento Europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su Internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande Fratello di Orwell. Rispetto all’ultimo voto di Strasburgo in cui non fu dato il via libera al testo finale, le lobby hanno avuto il tempo di lavorare e influenzare gli europarlamentari, i quali hanno deciso di ricredersi. D'ora in poi, secondo l'Europa, i tuoi contenuti sui social potrebbero essere pubblici solo se superano il vaglio dei super censori.

Con la scusa di questa riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Oltre all’introduzione della cosiddetta e folle “link tax”, la cosa più grave è l'introduzione di questo meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti.

Per me è inammissibile. La rete deve essere mantenuta libera e indipendente ed è un’infrastruttura fondamentale per il sistema Italia e per la stessa Unione Europea. Per questo, come ho già detto, ci batteremo nei negoziati tra i governi, in Parlamento europeo e nella Commissione europea per eliminare questi due provvedimenti orwelliani. E, statene certi, alla prossima votazione d’aula la direttiva verrà nuovamente bocciata.

Sarà un piacere vedere, dopo le prossime elezioni europee, una classe dirigente comunitaria interamente rinnovata che non si sognerà nemmeno di far passare porcherie del genere. Un messaggio per le lobby: questi sono gli ultimi vostri colpi di coda, nel 2019 i cittadini vi spazzeranno via.

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