Russiagate, Paul Manafort si dichiara colpevole e accetta di collaborare

Russiagate Paul Manafort

Colpo di scena nel primo processo sul Russiagate. Oggi l'unico imputato, Paul Manafort, l'ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, si è formalmente dichiarato colpevole di due capi di imputazione che gli vengono contestati: cospirazione contro gli Stati Uniti e cospirazione per ostacolare la giustizia.

La dichiarazione di colpevolezza era parte di un accordo raggiunto con Robert Mueller, ex direttore dell'FBI e ora Procuratore Speciale per le indagini sul Russiagate. Un accordo finalizzato ad evitare un secondo processo a Manafort per riciclaggio di denaro ed altre accuse minor

Manafort, già ritenuto colpevole il mese scorso di frode fiscale e frode bancaria - accuse non legate alla collusione con la Russia per le elezioni del 2016 - ha anche accettato di collaborare con le indagini sul Russiagate e questo è l'aspetto più importante di questo accordo, che potrebbe portare a una svolta storica nell'inchiesta.

Paul Manafort, infatti, ha lavorato alla campagna presidenziale di Donald Trump per cinque mesi nel 2016 e, sebbene la Casa Bianca abbia già sminuito il suo ruolo nella campagna, era presente in alcuni degli incontri chiave su cui si sta concentrando il procuratore Mueller, a cominciare da quello avvenuto nel giugno 2016 nella Trump Tower insieme a Donald Trump Jr, Jared Kushner e rappresentanti della Russia. L'incontro, secondo l'accusa, sarebbe stato incentrato sulla possibilità di ottenere delle informazioni che avrebbero danneggiato l'avversaria Hillary Clinton.

Donald Trump lo scorso mese aveva difeso Manafort, definendolo "un uomo coraggioso che si è rifiutato di cedere e inventarsi storie pur di raggiungere un accordo". Ora, poche settimane dopo, quell'uomo coraggioso è riuscito a raggiungere un accordo e la Casa Bianca ha già iniziato le operazioni di contenimento, precisando che "l'accordo non ha nulla a che vedere col Presidente Donald Trump".

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