Renzi 'l'ipocrita' contro Di Maio: "Vergognoso l'attacco alla libertà di stampa"

"Quelli che davano a me del caudillo e mi accusavano di deriva autoritaria perche volevo abolire il CNEL, che dicono adesso di chi vuole distruggere l’Europa e comprimere la libertà di stampa?"

Vedere un ministro esultare per le presunte difficoltà di un gruppo editoriale e bearsi del fatto che gli italiani non leggono più i giornali è stato imbarazzante, ma al tempo stesso neanche particolarmente originale. È il solito gioco che va avanti da anni, probabilmente da sempre. L'uscita di ieri del Ministro Di Maio è stata quantomeno inopportuna, anche se è forse puerile l'aggettivo più corretto; un Ministro della Repubblica sinceramente convinto che la libertà di stampa si possa fondare esclusivamente sulla figura dell'editore puro desta preoccupazione.

A rispondere a Di Maio ci ha pensato, con la sua consueta faccia di bronzo, Matteo Renzi. Il Senatore del PD ha pubblicato uno status su FB, sostenendo che non si sarebbe mai visto in Italia "un vicepremier che attacca la libertà di stampa". Che sia proprio Renzi ad ergersi a paladino della libertà di stampa fa oggettivamente ridere visto che si tratta della stessa persona che nel dicembre 2015, da Premier, lanciava dalla Leopolda un voto online per scegliere "la peggiore prima pagina dei quotidiani italiani". Ed è sempre lui lo stesso battutista che ha ribattezzato "Il Fatto Quotidiano" chiamandolo ripetutamente "Il Falso Quotidiano". Senza poi voler aprire la pagina legata a Berlusconi, ai berlusconiani e ai presunti anti-berlusconiani, anche loro piegati alla stessa logica.

Qual è la differenza, caro Renzi? Perché è più grave l'esultanza puerile del Ministro Di Maio rispetto alla sua insopportabile insofferenza nei confronti di chi (pochissimi, almeno a suo tempo) non si appiattiva al suo storytelling?

Lo stile e gli obiettivi di Di Maio e Renzi sembrano gli stessi; entrambi non sopportano chi pone dubbi, chi fa emergere scomode verità, chi fa notare errori e, soprattutto, chi non è d'accordo con loro.

Renzi ha invece deciso di utilizzare l'attacco alla stampa di Di Maio per ritornare sul rifiuto di trattare un accordo di Governo ed anche, ovviamente, per provare riabilitare sé stesso: "Per mesi hanno insultato, deriso, calunniato molti di noi. Ci hanno rovesciato addosso quintali di fango. E tutti in silenzio a guardare l'aggressione. Qualcuno addirittura ci diceva: 'Ma dai, fateci un accordo. Non vedete che alla fine sono dei bravi ragazzi?'. Poi Di Maio e i cinquestelle hanno tirato giù la maschera e adesso fanno il tifo per la chiusura dei giornali: un ministro del lavoro che si compiace dei licenziamenti, un vicepremier che attacca la libertà di stampa. Mai visto in italia. Altrove sì, ma non in Italia. E allora, finalmente, la reazione unanime. Meglio tardi che mai. Quelli che davano a me del caudillo e mi accusavano di deriva autoritaria perche volevo abolire il CNEL, che dicono adesso di chi vuole distruggere l’Europa e comprimere la libertà di stampa? Volevano abolire la povertà e hanno abolito solo il senso del ridicolo. Ogni giorno è più chiaro perché serva davvero una Resistenza Civile".

Il passaggio su chi lo accusava di essere un caudillo perché voleva abolire il CNEL non si può neanche commentare; è un'altra delle qualità dell'ex Premier, maestro nell'arte di banalizzare le tesi di chi non è schierato dalla sua parte nel tentativo di ridicolizzarlo.

quando renzi parlava come di maio

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