Dj Fabo, processo a Marco Cappato: la Corte Costituzionale rinvia la sentenza al 2019

"Le richieste poste riguardano ipotesi del tutto eccezionali, malati affetti da patologie irreversibili, con dolore senza speranza"

Marco Cappato

La Corte Costituzionale ha rinviato al 2019 il verdetto relativo alla morte di dj Fabo e al supporto ottenuto dall’amico Marco Cappato per il suicidio assistito. In sostanza, la Consulta deve pronunciarsi sull’articolo 580 del codice penale sull’istigazione al suicidio: sarà costituzionale o no? Sul fine vita, sostengono i giudici della Corte Costituzionale le attuali norme non garantiscono tutele adeguate. In sostanza, si vuole consentire al Parlamento di avere il tempo per intervenire con una disciplina adeguata a "situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione". Per questo motivo la prossima udienza è stata fissata per il 24 settembre 2019. La patata bollente passa ora nelle mani dei parlamentari che avranno a disposizione circa 11 mesi per intervenire.

Dj Fabo | Attesa la sentenza della Consulta

È attesa a breve, oggi o al più tardi domani, la sentenza della Corte Costituzionale relativamente all'esponente dei Radicali e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni Marco Cappato, che nel febbraio 2017 accompagnò in Svizzera Fabiano Antoniani, meglio noto come Dj Fabo, per il suicidio assistito, a lungo desiderato e voluto dal 39enne tetraplegico e non vedente in seguito a un incidente stradale.

Cappato, insieme alla compagna di Antoniani, Valeria Imbrogno, aveva affiancato Dj Fabo in quegli ultimi istanti di vita e al suo ritorno in Italia si era prontamente denunciato in base all’art. 580 del Codice penale, "Istigazione o aiuto al suicidio":

Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione (1), è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.

Quell'articolo risale al 1930, introdotto col cosiddetto codice Rocco durante il ventennio fascista, quando i malati terminali erano pressoché inesistenti - nessuno nelle condizioni di Dj Fabo sarebbe sopravvissuto per più di qualche ora con la medicina dell'epoca. Ed è proprio su questo punto che si gioca la partita.

I giudici della Consulta, interpellati dalla Corte di Assise di Milano che lo scorso febbraio aveva assolto Cappato dall'accusa di istigazione al suicidio, dovranno esprimersi sulla legittimità di quel reato introdotto ormai quasi 90 anni fa.

Una sentenza che si preannuncia storica e che potrebbe aprire un primo spiraglio per i tanti malati terminali in Italia che desiderano ricorrere al suicidio assistito, anche se non nel nostro Paese. I legali di Cappato, presenti in aula, hanno ribadito che non si sta chiedendo ai giudici di riconoscere il diritto a morire, ma quello ad essere aiutati a morire:

Le richieste poste riguardano ipotesi del tutto eccezionali, malati affetti da patologie irreversibili, con dolore senza speranza, situazioni che irragionevolmente ricadono nell’orbita dell’articolo 580 del codice penale.

La sentenza dovrebbe arrivare a breve.

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