Dl sicurezza: 5 senatori escono dall'aula, il M5S apre istruttoria, saranno espulsi?

La maggioranza al Senato si assottiglierà? Salvini si dice tranquillo

de falco senato m5s

Il Senato ha approvato oggi il Dl sicurezza con 163 voti a favore. Alla votazione non ha preso parte Forza Italia, mentre il Partito Democratico ha votato contro e messo in scena un’altra protesta, ma a preoccupare la maggioranza sono le fibrillazioni interne al Movimento 5 Stelle. Al momento della votazione, infatti, hanno abbandonato l’aula i senatori pentastellati Paola Nugnes, Elena Fattori, Gregorio De Falco, Matteo Mantero e Virginia La Mura. Stefano Patuanelli, capogruppo del M5S al Senato, si è così espresso subito dopo l’accaduto: "In qualità di capogruppo ho segnalato ai probiviri il comportamento tenuto in Aula dai senatori Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura, che hanno avviato un'istruttoria nei loro confronti. Si tratta di un comportamento particolarmente grave visto che si trattava di un voto di fiducia al governo".

C’è da aggiungere che alla votazione non hanno preso parte altri due senatori “grillini”, ossia Vittoria Bogo Deledda e Mario Michele Giarrusso, che hanno però ufficialmente comunicato la loro malattia. Si è infine astenuto l’ex M5S Carlo Martelli, travolto in campagna elettorale dai falsi rimborsi e rendicontazioni. A chi gli ha chiesto se abbia timori sulla tenuta della maggioranza, il ministro Matteo Salvini si è detto assolutamente tranquillo, ma lo sarà sicuramente molto meno l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, alle prese ormai da giorni con le posizioni dei parlamentari dissidenti.

Senato: la maggioranza si riduce?

L’istruttoria alla quale saranno sottoposti i quattro senatori potrebbe concludersi con la loro espulsione e conseguente uscita dal gruppo del M5S. In questo modo, la maggioranza a Palazzo Madama sarebbe ulteriormente risicata: al netto dei senatori già espulsi, infatti, ad oggi Salvini e Di Maio possono contare su 7 unità in più rispetto all’opposizione, che rischiano di ridursi a tre molto presto. La patata bollente ora è tutta nelle mani del leader del partito e ministro del Lavoro, cui spetta l’arduo compito di serrare i ranghi e di dare risposte ad una base che da diversi giorni è abbastanza critica con gli ultimi provvedimenti del governo. Vedasi alle voci Tap e condoni.

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