L'Ue bacchetta ancora l'Italia: deficit sale e Pil scende, Tria: stima non corretta. Rischio aumento Iva?

Le previsioni d'autunno della Commissione: Belpaese fanalino di coda in Europa per la crescita 2018, 2019 e 2020

Valdis Dombrovskis

La Commissione Ue rivede le previsioni sul Pil dell'Italia inviando un nuovo monito a Roma sulla manovra finanziaria 2019. L'esecutivo comunitario stima un deficit in crescita al 2,9% del Pil per l'anno prossimo, contro il 2,4% previsto dal governo, e al 3,1% nel 2020, sopra il tetto comunitario del 3%.

Questo se la politica economica del governo nel frattempo non cambierà in senso più restrittivo. La previsione non considera tuttavia il potenziale aumento dell'Iva che, seppur smentito più volte dal governo, incombe nelle clausole di salvaguardia.

La previsioni sul Pil dell'Italia

La crescita economica, dopo un buon 2017, è rivista al ribasso dalla Commissione, con l'export e la produzione industriale che nella prima parte del 2018 hanno già subito una frenata.

Nelle sue previsioni d'autunno l'Ue taglia la crescita italiana 2018 dall'1,3% all'1,1% e quella dell'anno prossimo dall'1,2% all'1,1%. Il Belpaese è così fanalino di coda in Europa per la crescita del Pil, non solo per quest'anno ma anche per i due successivi. "Incertezza e rischi, sia interni che esterni, sono in aumento e cominciano a pesare" ha spiegato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis.

Nel mirino dell'Ue reddito e pensioni

Sul fronte dei conti la Commissione critica in particolare il "significativo incremento della spesa pubblica" provocato dall'introduzione del reddito di cittadinanza e dal superamento della Legge Fornero sulle pensioni, misure entrambe collegate alla manovra.

L'incremento della spesa pubblica dovuto alla manovra espansiva potrebbe sostenere una crescita modesta, ammette la Commissione, ma il conseguente aumento del deficit pubblico "insieme ai tassi d'interesse più alti e i sostanziali rischi al ribasso, mettono in pericolo la riduzione dell'elevato rapporto debito/Pil". Pure il deficit strutturale, in base al quale viene calcolato lo sforzo per ridurre il debito, è visto in netta salita: dall'1,8% dell'anno in corso al 3% del 2019 e al 3,5% nel 2020.

Interessi più alti per lo Stato

Secondo la Commissione Ue poi i "rischi sulle previsioni del deficit includono tassi più alti sui titoli di Stato, risparmi più bassi del previsto dalla spending review e spesa più alta dovuta al possibile rinnovo dei contratti del settore pubblico" mentre "la possibile attivazione della clausola di salvaguardia nel 2020 e la probabile minore spesa sulle nuove misure rappresentano rischi al rialzo sulle previsioni di bilancio".

La replica del Ministro Tria

Secondo il titolare del Ministero dell'economia e delle finanze Giovanni Tria: "Le previsioni della Commissione Ue relative al deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del governo italiano e derivano da un'analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio, della legge di bilancio e dell'andamento dei conti pubblici italiani. Ci dispiace constatare questa defaillance tecnica della Commissione".

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