Agenda Monti: Enrico Bondi e le prime grane nella formazione delle liste

Enrico Bondi e Mario Monti
Il premier Mario Monti ha preso ormai il via nella sua campagna elettorale, e parla da politico consumato, ma, proprio come nella miglior tradizione politica italiana, è nella formazione delle liste elettorali che si annidano i problemi. E l'idillio che si era formato nel nuovo centro montiano rischia di sparire molto presto a colpi di veti incrociati. Monti ha infatti ben chiaro il rischio di diventare un semplice "lasciapassare" per quei partiti di centro – Udc e Fli su tutti – che altrimenti sarebbero stati condannati a un risultato residuale alle prossime elezioni. Ma il premier non ci sta a mettersi in gioco per fare da foglia di fico a una vecchia classe politica che fino a pochi anni fa andava a braccetto con Berlusconi e fino a pochi mesi fa strizzava l'occhio a Bersani.

Monti ha ceduto sulle liste separate alla Camera, ma ha imposto la lista unica al Senato e, soprattutto, l'incarico a Enrico Bondi come selezionatore delle candidature. Dietro il plauso di facciata, Udc e compagnia bella non hanno ancora accettato questa imposizione, soprattutto per via dei criteri che il "tagliatore di teste" adotterà. Tra i nomi a rischio, infatti, ci sono due big dell'Udc: Lorenzo Cesa, per via di una vicenda giudiziaria risalente a Tangentopoli e finita in prescrizione, e Rocco Buttiglione, in virtù dei quasi vent'anni in Parlamento ma anche di una certa impresentabilità in Europa (nel 2004 la Commissione Europea ne rifiutò la nomina a commissario a causa di alcune sue dichiarazioni sui gay).

Quel che è certo è che ci sarà un trasloco di massa da una Camera all'altra. Casini, Mario Mauro, Pietro Ichino e forse anche Franco Frattini, si candideranno al Senato come candidati della lista unica, così come Benedetto Della Vedova. Al contrario gli "impresentabili" che riusciranno a scampare alla mannaia di Enrico Bondi verranno confinati nelle liste dei singoli partiti alla Camera. Per quanto riguarda invece la lista Monti alla Camera, il premier non intende schierare i politici e ha affidato il compito di stilare le liste ad Andrea Riccardi, anche se pare che il ministro sia già in rotta di collisione con i montezemoliani.

Intanto, le grandi manovre nel polo centrista sono finite nel mirino dell'Economist. Il settimanale che appena due settimane fa titolava "Run, Mario Run" e spingeva il premier a candidarsi, nell'ultimo numero ha letteralmente scaricato il progetto del professore, dandolo per perdente. Agli inglesi non è piaciuto il pasticcio delle liste separate alla Camera per compiacere Casini, così come suscita perplessità la scelta di Monti di non candidarsi direttamente a premier. "Machiavellismi" che suscitano le critiche oltre Manica, dove sono sicuri che a questo punto il professore non riuscirà a tornare a Palazzo Chigi.

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