Boeri ancora critico su Quota 100: "L'INPS rischierà l'assalto dei cittadini"

"Si ribadisce di continuo che le misure promesse partiranno l’anno prossimo"

Tito Boeri

Il presidente dell'Inps Tito Boeri è da tempo una delle voci italiane più critiche della manovra finanziaria del governo di Giuseppe Conte, al punto da aver scatenato l'ira di Matteo Salvini che in risposta alle sue dichiarazioni aveva minacciato dei cambi ai vertici dell'INPS - ad oggi non ancora avvenuti - e aveva chiesto le due dimissioni.

Tra i punti più criticati da Boeri, visto il ruolo da lui ricoperto, c'è la Quota 100 fortemente voluta dalla Lega e da Matteo Salvini per superare la criticata legge Fornero. Oggi, in un'intervista al Corriere Della Sera, Boeri è tornato a spiegare perchè, da economista e da presidente dell'INPS, non riesce a trovare dei lati positivi nel piano del governo.

L’Italia ha chiuso una campagna elettorale nove mesi fa con promesse impegnative — abolire la povertà, cancellare la riforma Fornero — e da allora la narrazione di chi ha le leve del potere non è cambiata. Non c’è stato ridimensionamento delle aspettative. Solo continui rilanci, come l’idea di bloccare l’aggiustamento dell’età del ritiro alla speranza di vita. Uno pensa che a un certo punto si scenda con i piedi per terra e si obblighi tutti a misurarsi con i vincoli. Invece, si ribadisce di continuo che le misure promesse partiranno l’anno prossimo. Ma sin qui esiste solo un disegno di legge di bilancio che istituisce due fondi, uno per le pensioni e l’altro per il reddito di cittadinanza. Quello per la previdenza ha 6,7 miliardi nel 2019, poi sempre sette a seguire.

Boeri ha spiegato di aver effettuato numerose simulazioni per conto del governo e tutte hanno inevitabilmente portato ad un incremento della spesa per i primi anni - "all’inizio c’è un grande gruppo di persone che entra a carico del sistema pensionistico e ogni anno se ne aggiungono altre che maturano i requisiti, dunque la spesa non può che aumentare - dal momento che abbassando l'età pensionabile di punto in bianco si creano nuovi pensionati, non previsti fino a questo momento. Da qui la critica mossa da Boeri:

In tutti gli scenari con 62 anni di vecchiaia e 38 di anzianità contributiva viene fuori una crescita della spesa nel tempo. L’idea di una dotazione piatta e costante a sette miliardi l’anno non è minimamente supportata da alcuna delle simulazioni che ci hanno chiesto. Ma quando ho sollevato il problema, ho avuto solo aggressioni verbali e tentativi di screditarmi. A questo punto non vorrei si arrivasse a soluzioni incompatibili con le risorse accantonate. Noi all’Inps per primi ci troveremmo in una posizione difficile.

E in effetti ogni dichiarazione di Boeri è stata accompagnata dagli attacchi di Matteo Salvini, che ha accusato il presidente dell'INPS di "fare politica".

Boeri, testo alla mano, parla della presenza di una sorta di meccanismo di salvaguardie che scatterebbe una volta raggiunto il limite delle risorse disponibili, quei 7 miliardi previsti dall'esecutivo Lega-M5S. Cosa succederebbe in quel caso? Spetterebbe all'INPS analizzare le varie richieste e decidere chi ha diritto alla pensione. In questo modo, però, due lavoratori con pari requisiti potrebbero avere trattamenti diversi:

Chi lo spiega poi alle persone? E se la cittadinanza inizia a temere che questo accada, rischiamo che le sedi Inps vengano prese d’assalto perché tutti cercheranno di scappare prima che scattino le chiusure.

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