Anticorruzione, rinviato l'esame dopo il tradimento di alcuni leghisti

"È evidente a tutti che non siamo stati noi, perché noi quando abbiamo qualcosa da dire lo diciamo pubblicamente"

Matteo Salvini

Nel giorno della bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione UE, il Ministro dell'Interno Matteo Salvini ha un'altra gatta da pelare: quanto accaduto ieri col voto segreto alla Camera non è stato affatto opera del Movimento 5 Stelle, ma di qualcuno della Lega, che si è voluto ribellare all'ordine di Salvini, che infatti già ieri sera aveva tuonato contro i misteriosi ribelli.

Oggi è stato il vicepremier Luigi Di Maio ad attribuire la responsabilità dell'accaduto alla Lega:

Questa norma è il peggio perché salva i politici che rubano i soldi. Per noi è inaccettabile. Vogliono macchiare il ddl sulla corruzione, ma noi non lo permetteremo. [...] Il voto è stato fatto per affossare il disegno di legge. È evidente a tutti che non siamo stati noi, perché noi quando abbiamo qualcosa da dire lo diciamo pubblicamente e non ci nascondiamo con il voto segreto.

Dopo il voto di ieri, però, tutto è in fase di stallo. Il tempo stringe e Di Maio ha già escluso di voler chiedere la fiducia - che andrebbe messa su diversi articoli del ddl - ma resta il fatto che quell'emendamento sul peculato è stato approvato e tentare di cambiarlo al passaggio al Senato vorrebbe dire mettere in cantiere una terza lettura alla Camera, con un ulteriore allungamento dei tempo.

La speranza del governo è ancora quella di approvare prima della fine di gennaio. Salvini vorrebbe l'approvazione del testo originario - "La norma sul peculato verrà corretta e si tornerà al testo originario" - mentre il Presidente del Consiglio si è limitato a spiegare che si sta cercando una soluzione:

Sull'anticorruzione stiamo trovando una soluzione. Quello di ieri è stato un incidente di percorso, ma il governo è compatto nel portare a compimento questo provvedimento che è un passaggio qualificante dell'intera attività legislativa dell'esecutivo.

In tarda mattinata Giuseppe Conte ha confermato il modo in cui il governo intende agire: la norma sarà corretta al Senato e il testo dovrà quindi tornare alla Camera per la terza lettura. Tutto questo dovrebbe accadere per la fine di dicembre, così da approvare definitivamente il testo nelle prime settimane di gennaio 2019.

Anticorruzione, la Camera non rispetta le disposizioni del governo: battuta la maggioranza


20 novembre 2018

Con 284 voti a favori e 239 contrari, i deputati della Camera hanno fatto passare un emendamento al ddl anticorruzione firmato all'ex pentastellato Catello Vitiello, ora parte del Movimento Associativo Italiani all'Estero, e quindi del gruppo misto. Non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che il governo aveva dato parere contrario.

Il voto, però, è stato segreto e la maggioranza, e quindi il governo, è stata battuta. L'esecutivo Lega-M5S voleva bloccare quell'emendamento, ma qualcuno tra le fila del Movimento 5 Stelle è andato contro le indicazioni ricevute e ha votato seguendo il proprio pensiero, facendo così passare quell'emendamento sulla riforma del peculato.

Il tema del peculato aveva già creato frizioni la settimana scorsa tra Lega e Movimento 5 Stelle, coi primi favorevoli a ridurre la portata del reato e i secondo contrari. Proprio per questo appare evidenti che a "tradire" le indicazioni sia stato qualcuno della Lega, per fare un favore ad alcuni leghisti attualmente accusati di peculato.

Subito dopo il voto il capogruppo M5S Francesco D'Uva ha chiesto la sospensione della seduta e il Presidente della Camera Roberto Fico ha accordato una pausa di 30 minuti.

Immediata l'ira di Matteo Salvini, che ha parlato senza mezzi termini di "voto sbagliato":

Voto in aula assolutamente sbagliato. La posizione della Lega la stabilisce il segretario. Il provvedimento arriverà alla fine come concordato dalla maggioranza.

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