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Il G20 di Londra, tra l'assalto anti-capitalista e le divergenze Usa - Ue

Pubblicato: 31 mar 2009 da davide f.

da http://www.flickr.com/photos/12190970@N06/2364117585/

La sensazione è quella di essere ad un punto di rottura. La crisi avanza nonostante l’ottimismo di stato (solo) italiano, inizia ad essere una pratica e una strategia comune il rapimento dei mega manager, barconi di ragazzi abbandonati a loro stessi che cercano la traversata affondano nel Mediterraneo; il presidente dell’Eurogruppo al Parlamento europeo Juncker definisce le prospettive dell’economia “eccezionalmente cattive” e la crisi dell’occupazione “drammatica con grandi rischi di rottura della coesione sociale”.

Londra intanto si sta preparando al summit dei G20 di giovedì in un clima di tensione che ricorda quello del G8 di Genova del 2001. Le autorità danno per scontati violenti disordini in occasione delle proteste del movimento anti-capitalista (chiamato dai media in maniera volutamente errata e anacronistica ancora no global) che scenderà in piazza. Un esercito di 10 mila agenti antisommossa è pronto a fronteggiare i manifestanti che sfileranno nella capitale britannica.

Una vigilia di tensione non solo per il timore di violenze, ma anche per i profondi dissensi emersi tra gli stessi ‘grandi’ sulle ricette per uscire dalla crisi. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna puntano sui piani statali di stimolo e di salvataggio mentre l’Europa continentale con la Germania in prima fila chiede nuove regole per i mercati finanziari e mette in guardia contro i rischi dell’approccio americano, definito addirittura “una strada per l’inferno” dal presidente di turno dell’Unione europea, Mirek Topolanek.

La tesi dei leader del vecchio continente è che l’enorme indebitamento pubblico necessario a finanziare piani anti-crisi all’americana getti le basi di una futura crisi ancor più catastrofica di quella attuale. Difficile, difficilissimo prevedere gli sviluppi anche nel futuro prossimo, certo è che alla fine di questa crisi economica molte cose cambieranno, dovranno cambiare.

Immagine|Flickr

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15 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di garcetto

    garcetto

    31 mar 2009 - 13:08 - #1
    -1 punto
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  • zoe57

    31 mar 2009 - 13:14 - #2
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    hai ragione. l’unico no global rimasto è tremonti…i manifestanti sono per una globalizzazione con più diritti e meno schiavi, però allo schifo chiamati media (vedi Il Giornale) fa comodo chiamarli no global, fa meglio il gioco loro di strumentalizzarli per incutere paura. e pensare che manifestano per i diritti di tutti.

  • Profilo di Chico Mendez

    Chico Mendez

    31 mar 2009 - 13:31 - #3
    0 punti
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    ……pensare al giornale fa venire inmente BUzzanca responsabile alla cultura di AN nei primi tempi ehehehe

  • Profilo di Chico Mendez

    Chico Mendez

    31 mar 2009 - 13:42 - #4
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    o bella mi viene in mente un bellissimo pezzo dei Clash anzi due, London’s burning e The guns of brixton………credo che cantero’ quest’ultima a londra :)

  • Profilo di Lea

    Lea

    31 mar 2009 - 14:00 - #5
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    mi dispiace per voi ma in questo caso ha ragione l’Europa continentale.

  • ozai99

    31 mar 2009 - 14:01 - #6
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    E pensare che x migliorare lo stato di questa crisi in Italia, basterebbe detassare decisamente gli stipendi!
    Invece iniettano miliardi di euro nelle banche che poi a loro volta strozzano l’economia.
    La finanza con le sue leggi assurde ha danneggiato il mondo, taglieggiato i consumatori ed alla fine si sta prendendo anche le nostre vite!

  • paix

    31 mar 2009 - 14:10 - #7
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    E’ forse arrivata l’ora di unire questa europa del menga?? Si forse si… Una nazione Europa, unita per fronteggiare i problemi futuri pronta per creare un nuovo polo forte in modo da riassestare gli equilibri… abbiamo la possibilità di uscire a testa alta…

  • Profilo di makanaki

    makanaki

    31 mar 2009 - 14:10 - #8
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    @5 per una volta sono d’accordo. il piano americano è estremamente rischioso. potrebbe portare ad una supersvalutazione del dollaro con conseguenze catastrofiche.

    http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/03/vi-ricordo-che-il-piano-geithner-e-una.html

  • zoe57

    31 mar 2009 - 15:55 - #9
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    sarà, però anche il piano europeo non mi sembra niente di che, le solite chiacchere che nulla cambiano

  • Profilo di Stef500f

    Stef500f

    31 mar 2009 - 16:08 - #10
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    Ostinarsi a salvare questo capitalismo non è il massimo. . .

  • incubo 2

    31 mar 2009 - 16:55 - #11
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    il capitalismo: povero marx,avevi ragione tu.

  • (Xanderoby)

    31 mar 2009 - 17:06 - #12
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    Insomma, progresso e ricchezza, come le più rosee previsioni prospettavano.

    Ahh, il Futuro e chi ci lucra sopra, ammirevoli! XD
    “Sorridete, gli spari sopra sono per noi.”

  • Profilo di Lea

    Lea

    31 mar 2009 - 17:23 - #13
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    il problema non è il capitalismo, né la globalizzazione. il problema è stata la finanza senza regole e controlli; si è poi puntato a creare ricchezza dalla finanza: ricchezza fittizzia.

  • (Xanderoby)

    31 mar 2009 - 19:47 - #14
    0 punti
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    Il problema è anche e soprattutto il capitalismo, specie nelle sue forme più liberiste.
    Già l’idea della crescita infinita è una cojonata, poi se a questa sommiamo il fatto che la Concorrenza, unica forza regolatrice del Mercato, è acclamata a parole ma ripudiata nei fatti (acclamando il Monopolio..), il quadro è completo.
    Ora, invece che giocare a salvar la baracca com’era, sarebbe il caso e l’opportunità di rivederne gli aspetti più beceri, e sommar ad esso i pregi di altre idee economiche, con lo Sviluppo al posto del Progresso (finto..) e del Profitto fine a se stesso.

  • Profilo di Pigi

    Pigi

    01 apr 2009 - 07:01 - #15
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    Ci stiamo preoccupando troppo.
    La crisi non deriva dai mutui subprime, ma deriva dall’impennata e dal repentino calo del prezzo del petrolio, sempre causati dalla finanza speculativa.
    Parlano del calo del PIL, però vediamo che i consumi della gente aumentano, anziché diminuire. Come mai?
    Semplice, si spiega con il calo del prezzo del petrolio. L’Italia quest’anno risparmierà 35 miliardi di bolletta petrolifera, più del 2% del PIL. Il che vuol dire che pagheremo meno l’energia, quindi per comprarne la stessa quantità dovremo lavorare il 2% in meno, cinque giorni di lavoro l’anno.
    Lavorando di meno il PIL cala, il 2% in meno è sicuro, ma possiamo comprare le stesse cose di prima lavorando meno.
    Certo che questa è una calcolo medio, per cui ci sarà gente che lavorerà come prima e gente che perderà il lavoro, soprattutto quelli che lavoravano nei settori delle esportazioni dirette verso i paesi produttori di energia che ora non hanno più i soldi per comprare quelle merci.

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