La mente del movimento Slow Food parla a Polisblog: Carlo Petrini ci racconta cosa pensa della crisi, dell’innovazione del consumo, e di come forse dovremmo iniziare a pensare che invece di iscriversi a Scienze della Comunicazione per finire in un call center, fare i contadini potrebbe essere un’alternativa interessante. Chiaramente l’intervista è tutta dopo il salto.
Festival delle Città Impresa: Carlo Petrini
Il festival è dedicato all’innovazione per uscire dalla crisi. Quanto può contare la lentezza per innovare, in che modo si possono mettere insieme le due cose?
A me piace questo concetto di innovazione: l’innovazione è una tradizione ben riuscita. Cioè significa che la sapienzialità che molti nostri contadini hanno applicato per secoli è stata buttata via, come se fosse una cosa di second’ordine, perchè la scienza ufficiale non riteneva che questo comparto fosse credibile. In realtà queste pratiche secolari oggi stanno diventando uno degli elementi forti per capire quanto abbiamo distrutto gli ecosistemi: e quindi se parliamo di agroecologia molte volte non facciamo che prendere atto che la praticavano già nostri nonni. Parliamo di biologico, ma c’era già prima…
La crisi intergalattica di questi mesi è un segnale che abbiamo esagerato?
In realtà il problema è che le crisi sono tre. Siamo tutti concentrati su quella finanziaria, ma c’è una crisi energetica e c’è una crisi ambientale. Hanno dinamiche e soluzioni diverse, ma la causa è una sola: la nostra avidità.
La nostra stramaledetta hybris…
Si, e la nostra avidità, valiamo per quello che consumiamo e più consumiamo più siamo gente importante. Il concetto del consumo sul quale ci avevamo già messo in guardia delle personalità straordinarie come Pasolini, che diceva che in questo modo distruggevamo la grande civiltà contadina, oggi noi ne dobbiamo prendere atto, e questo concetto si basa su tre elementi. La velocità, la creazione di bisogni indotti e lo spreco. Il terzo, lo spreco grida vendetta. Questo è il vero cancro da cui tutti siamo in qualche modo infetti, nessuno esente. Basterebbe che ognuno di noi tornando a casa guardasse nel proprio frigo… ogni giorno in Italia si buttano via quattromila tonnellate di cibo edibile, al giorno.
Intendi solo persone o anche nella grande distribuzione?
Tutto. Il sistema butta via quattromila tonnellate di cibo edibile… e questa valanga di spazzatura che non sappiamo come gestire, alla fine distrugge l’economia.
Una delle soluzioni che proponi è tornare a questa sapienza contadina, basterà?
Il riuso, il riciclo, la moderazione. In realtà le risposte che vengono date, è di aumentare i consumi per uscire dalla crisi. E ‘ come avere un malato di diabete e confortarlo portandolo in pasticceria.
Non è una buona idea, infatti… l’altro giorno parlavo con Jeremy Rifkin, a Rovereto, gli ho chiesto dell’amm.ne Obama e lo stesso Rifkin non pensa che porterà questo cambiamento, probabilmente per una questione di staff, visto che bene o male gli uomini sono gli stessi delle amministrazioni precedenti. Tu come la vedi?
Bè innanzitutto non posso che essere felice che non ci sia più l’altro! Partiamo da quello… dopodichè possiamo anche attendere dinamiche diverse, nel senso che per arrivare a quei livelli di governo in America è evidente che i compromessi ci saranno, cionondimeno questa è una situazione così particolare dal punto di vista storico, che comunque tutti dovranno fare conto sull’inventarsi qualcosa di nuovo. Io dico che mai come in questo momento c’è bisogno di nuovo umanesimo. E il nuovo umanesimo non è una cosa che dipende solo dai governi, è determinato anche dalle società civili, sono grandi moti di masse di persone, che dovrebbero in qualche misura delineare degli scenari diversi.
E l’Italia, rispetto all’America, come la vedi?
L’Italia io la vedo preoccupante. Da questo punto di vista… parliamo di questa nostra situazione dell’ambiente e della produzione agricola. Questo nuovo piano casa, il fatto che bisogna continuamente investire sul fronte edilizio, che ha già consumato quantità di terreni agricoli impressionanti è una iattura: però non si vede niente. Ad esempio non sento una parola, una sola che dica con forza e determinazione che l’agricoltura può essere una risorsa vera, abbiamo un’età media dei contadini che per il 60% è superiore ai sessanta anni, abbiamo una situazione nei fondi che è disperata…
Non vogliamo più fare i contadini, ci siamo svenduti per due perline luccicanti
Infatti… perchè non spiegare ad un giovane che invece di stare in un call center è interessante condurre un fondo? Non per fare la vita grama dei nostri vecchi. E da questo punto di vista devo dire che Obama ha fatto delle scelte giuste… ha dato l’avvio a più di 300mila aziende agricole, che c’era già nei fatti, perchè in California con la crisi della Silicon Valley molti si sono riconvertiti, e poi c’erano i farmer market… però lui le sostiene queste realtà, e porta la banda larga nelle campagne.
Nel resto d’Europa com’è la situazione? Che soluzioni hanno trovato?
E’ possibile trovare elementi di vita e produzione, e una nuova ruralità ce la dobbiamo inventare. Il rapporto in Italia tra quelli sotto i 35 anni è uno, sopra i 35 sono 12,5. In Francia è 1 e 7. In Germania addirittura è 1 a 0,8. Gli altri paesi stanno puntando su questo discorso qui.
Quanti ci potrebbero lavorare nel settore?
Potrebbero esserci tranquillamente 300-400 mila posti di lavoro, senza contare il turnover per gli anziani: è anche una questione culturale. Finchè uno pensa che fare il contadino è svilente…
I famosi lavori che noi non vogliamo più fare.