Canada, arrestata la direttrice finanziaria di Huawei su richiesta degli USA

Sabrina Meng Wanzhou

Dopo l'aumento della tensione con l'Iran e la Russia, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump rischia di complicare i rapporti anche con la Cina, già tesi a causa di una guerra di dazi in corso ormai da tempo. Le autorità di Vancouver hanno arrestato la direttrice finanziaria del colosso Huawei, Meng Wanzhou, che ora rischia l'estradizione negli Stati Uniti.

Meng Wanzhou, figlia del fondatore di Huawei Ren Zhengfei, è finita in manette lo scorso 1 dicembre durante uno scalo all'aeroporto di Vancouver - la notizia è trapelata soltanto stanotte - su ordine degli Stati Uniti che stanno indagando su possibili violazioni delle sanzioni contro l'Iran da parte dell'azienda Huawei.

Le accuse contestate alla donna non sono ancora state rese note, ma per la giornata di domani è fissata l'udienza che potrebbe vedere Meng Wanzhou rilasciata su cauzione, pur col possibile obbligo di non lasciare il Canada.

L'ambasciata cinese in Canada ha subito contestato l'arresto e chiesto il rilascio di Meng Wanzhou, mentre un portavoce di Huawei ha fatto sapere di non essere a conoscenza di alcun illecito commesso dalla figlia del fondatore dell'azienda.

La mancanza di dettagli circa le accuse contestate sarebbe dovuta ad una richiesta della stessa Meng, che ha chiesto al giudice di non rendere pubblici, almeno per ora, i documenti legati all'arresto.

In attesa che venga fatta chiarezza sull'accaduto, le azioni di alcuni dei fornitori di Huawei sono subito crollate: quelle di Samsung Electronics sono scese del 2.3%, mentre quelle di Chinasoft International hanno avuto un crollo del 13%.

La Cina alza la voce e chiede spiegazioni

La Cina ha iniziato ad alzare la voce dopo l'arresto del direttore finanziario di Huawei, Sabrina Meng Wanzhou, e ha chiesto in via ufficiale agli Stati Uniti e al Canada di chiarificare l'arresto del numero 2 del colosso cinese, chiedendone anche il rilascio immediato.

A riferirlo è stato un portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, che al momento non avrebbe ancora ricevuto una risposta ufficiale dai due governi coinvolti.

Huawei

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