Decreto Dignità: 53mila posti a rischio? Di Maio: per ora +50% contratti stabili

Il vicepremier: 56.400 assunzioni a tempo indeterminato in più rispetto al 2017

Di maio dl dignità +56400 contratti stabili

È di ieri l’allarme di Assolavoro, l’Associazione nazionale di categoria delle Agenzie per il Lavoro, secondo la cui stima prudenziale sono "circa 53mila le persone che, a partire dal 1° gennaio 2019, non potranno essere riavviate al lavoro attraverso le agenzie per il lavoro perché raggiungeranno i 24 mesi di limite massimo per un impiego a tempo determinato, secondo quanto previsto da una circolare del ministero (n.17 del 31 ottobre 2018) che ha retrodatato a prima dell'entrata in vigore della legge di conversione del cosiddetto decreto Dignità il termine da considerare per questi lavoratori assunti dalle agenzie".

La stima sui posti di lavoro che si perderebbero è approssimata per difetto e proiettata sull'intero settore dei dati rilevati relativi all'85% del mercato (gli operatori associati). Secondo l'Associazione, che conta 46 agenzie, c’è bisogno di "correggere il tiro" a tutela dei lavoratori.

Federmeccanica: 30% imprese non rinnoverà contratti

Anche Federmeccanica, associazione delle imprese della meccanica, spiega nella sua indagine congiunturale che con il decreto Dignità un lavoratore su tre rischia di restare a casa: "il 30% delle imprese non rinnoverà, alla data di scadenza, i contratti a tempo determinato in essere". Forse una buona parte di quel 30% lo avrebbe fatto comunque ma il dato fa riflettere e se il principio del decreto Dignità è sicuramente apprezzabile perché mira a ridurre l’abuso che le aziende hanno fatto dei contratti a termine, come sostiene la Fiom-Cgil, a rimetterci almeno nell’immediato potrebbero essere migliaia di lavoratori.

Fiom: decreto Dignità mette fine a distorsioni

"La legislazione dà ampio margine alle imprese di utilizzare la flessibilità del mercato del lavoro nel modo più appropriato. Uno strumento, come quello predisposto dal Governo, utile a impedire le distorsioni che le imprese in questi anni hanno perpetrato, non può che trovarci d'accordo. Tuttavia, non è corretto paventare che le imprese non rinnoveranno i contratti a termine non più rinnovabili, in quanto a rimetterci, oltre ai dipendenti che perdono il proprio posto di lavoro, sono le imprese che negli anni hanno investito nella formazione" spiega Michela Spera, segretaria nazionale Fiom-Cgil.

Ricordiamo che il decreto Dignità ha tagliato il numero di proroghe possibili per i contratti a tempo determinato da 5 a 4 e la durata totale da 36 a 12 mesi, con un possibile allungamento fino a 24 mesi ma solo inserendo una causale nel contratto.

Di Maio: +56.400 contratti a tempo indeterminato

Oggi dopo l’allarme di Assolavoro e Federmeccanica, che segue di qualche giorno i dati Istat sull’aumento della disoccupazione a ottobre, Luigi Di Maio rende noto che il Ministero del Lavoro ha "finalmente" pubblicato le comunicazioni obbligatorie relative al terzo trimestre 2018. Comunicazioni che le aziende sono appunto obbligate a fare quando attivano un nuovo contratto di lavoro. E si tratta di ottime notizie, informa il vicepremier e ministro dello Sviluppo e del Lavoro.

"Sono i numeri veri di come sta andando il mercato del lavoro, la fotografia reale dei contratti attivi. Non sono studi o proiezioni statistiche come quelli che sono stati strillati in questi mesi, e dimostrano che, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ci sono state 56 mila e 400 trasformazioni in più di contratti da tempo determinato in tempo indeterminato. Cioè sono aumentati di quasi il 50% rispetto allo stesso periodo del 2017" scrive sul Blog delle Stelle Di Maio.

"Che botta che abbiamo dato alla precarietà smontando quella follia del Jobs Act! Finalmente le persone tornano a respirare" conclude il ministro riferendosi ai dati del terzo trimestre mentre la stima di Assolavoro è riferita a partire dal 2019 in poi, quando scadranno i contratti a termine di qualcosa come 53.000 persone.

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