Rimborsopoli in Lombardia: 52 condannati, tra cui Renzo Bossi, Nicole Minetti e capogruppo Lega al Senato

Il legale di Massimiliano Romeo fa sapere che ricorrerà in appello.

Condanne Rimborsopoli Lombardia, anche Renzo Bossi

La X Sezione Penale del Tribunale di Milano ha inflitto condanne da un minimo di un anno e cinque mesi a un massimo di quattro anni e otto mesi a 52 dei 57 imputati nel processo Rimborsopoli. Si tratta, tranne in un caso, di ex consiglieri ed ex assessori della Regione Lombardia.

Tra i condannati ci sono anche tanti "volti" noti della politica: basti pensare a Renzo Bossi, il figlio del fondatore della Lega Umberto Bossi, o a Nicole Minetti, l'ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. Bossi Jr., detto il Trota, ha rimediato una condanna di due anni e sei mesi, mentre per Minetti la condanna è di un anno e otto mesi.

Fa discutere anche al condanna di Massimiliano Romeo, anch'egli a un anno e otto mesi. Stiamo parlando dell'attuale capogruppo al Senato della Lega di Matteo Salvini. Proprio il suo legale, Jacopo Pensa, ha detto che faranno ricorso in appello e che puntano a una revisione delle condotte contestate perché secondo loro non c'è dolo nel peculato.

Pensa sostiene inoltre che se c'era un sistema, esisteva da 30 anni e il suo assistito e gli altri condannati lo hanno ereditato in buona fede. Di tutt'altra opinione, ovviamente, è il Pm Paolo Filippini, secondo cui non c'era alcuna buona fede. Stiamo infatti parlando di persone che si facevano rimborsare le spese più banali.

Tra gli altri condannati c'è anche Angelo Ciocca (un anno e mezzo), eurodeputato della Lega, per il quale, come per Romeo, la pena è sospesa ed è stata decisa la non menzione. Poi troviamo Stefano Maullu (due anni e sei mesi), europarlamentare di Forza Italia, Alessandro Colucci (due anni e due mesi), deputato del gruppo misto, Stefano Galli (quattro anni e otto mesi), ex capogruppo della Lega in Regione Lombardia.

Che cosa si facevano rimborsare Renzo Bossi & Co.

Durante il processo il Pm Paolo Filippini ha sottolineato che ogni consigliere della Regione Lombardia, oltre a guadagnare 8.500 euro al mese "per le funzioni", aveva poi in busta paga una indennità di 6mila euro tra diaria e spese di missione "omnicomprensive" e un diritto ai rimborsi per trasporti di 3.500 euro al mese. Secondo il magistrato era dunque illegittimo che il capogruppo attribuisse a ogni consigliere un plafond extra, una sorte di "tesoretto personale" per le sue spese, perciò di trattava di rimborsi illeciti.

Ma per cosa ottenevano i rimborsi i consiglieri? Per tantissime cose: dalle brioche e caffè ai noleggi di auto e taxi, dai lecca lecca ai biglietti gratta e vinci, dalle piadine con la nutella alle cene a base di aragosta o di ostriche, ma anche giocattoli e libri. Per esempio Renzo Bossi avrebbe messo in conto spese un iPhone, un computer, degli auricolari, gomme da masticare, Red Bull, videogiochi, sigarette, giornali, patatine, barrette ipocaloriche, tanti cocktail (dal Mojito al Campari e il Negroni), ma anche il libro "Carta Straccia" di Giampaolo Pensa. Mentre Nicole Minetti si faceva rimborsare creme di bellezza e il libro "Mignottocrazia" di Paolo Guzzanti. Ricordiamo che questi rimborsi venivano chiesti tra il 2010 e il 2012.

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