Video: Salvini da Floris a DiMartedì in difficoltà su migranti, Vangelo e carceri libiche

Il vicepremier non risponde sulle condizioni delle carceri libiche simili ai lager nazisti.

Salvini da Floris non risponde su carceri libiche

Matteo Salvini ieri sera, martedì 29 gennaio 2019, è stato ospite a DiMartedì, trasmissione di La7 condotta da Giovanni Floris. Nonostante la claque, i momenti di difficoltà del ministro dell'Interno sono stati evidenti, perché su alcuni argomenti fondamentali, di fatto, non ha risposto, deviando semplicemente la conversazione.

In particolare, il vicepremier non è di fatto riuscito a rispondere a Floris sull'utilità concreta del tenere bloccate in mare le 47 persone presenti sulla Sea Watch. Secondo Salvini è utile, perché altri Paesi si stanno facendo avanti per dire che sono pronti a collaborare, ma il conduttore gli ha chiesto, più precisamente, se ne vale davvero la pena di mostrare questo atteggiamento, cioè di lasciare dei disperati al largo perché serve per convincere gli altri e gli ha detto:

"Lei tratta con questo sprezzo, questa ironia, queste persone, che sono reduci da torture nelle carceri libiche che magari tra anni nei libri di storia saranno descritti come i lager nazisti"

Salvini ha provato a deviare il discorso, facendo finta di non capire e dicendo che trova assurdo che il modo in cui gestisce l'immigrazione sia paragonato al nazismo, ma Floris gli ha fatto notare che, ovviamente, non stava parlando dell'Italia, ma della Libia e gli ha ricordato che in campagna elettorale ha più volte esibito il Vangelo e gli ha chiesto se non lo preoccupa il rapporto con la Chiesa e Salvini ha detto che anche gli uomini di Chiesa gli dicono di andare avanti così. Un po' difficile crederlo. E soprattutto, è evidente, che in Salvini la carità cristiana non esiste, nonostante quello che vuole far credere. Poi il ministro ha detto che andrà in Africa per risolvere il problema (ci è già andato in Libia, ma non è cambiata una virgola), ma di fatto non ha detto una parola sulla crudeltà delle carceri libiche.

Altro argomento su cui Floris ha colto Salvini impreparato è quello sulle inchieste riguardanti le Ong. Il ministro, leggendo gli appunti che si era portato, ha detto che ci sono tre inchieste sulle Ong, una della Procura di Trapani, una di quella di Catania e una di quella di Ragusa.

Floris ha detto "anche io mi sono preparato", ha tirato fuori i suoi di appunti e ha spiegato che in realtà le inchieste sulle Ong sono quattro, ma che Palermo e Ragusa hanno già archiviato, Catania l'aperta nel 2017 e non ha prodotto nulla, neanche un avviso di garanzia, mentre quella di Trapani è aperta dal 2016 ed è stato precisato che gli eventuali reati sono stati commessi a scopi umanitari, quindi un po' come quando Salvini si difende dicendo che i suoi reati sono nell'interesse del Paese.

Infatti l'altro argomento della serata è stata l'inchiesta su di lui in relazione al caso della nave Diciotti e la richiesta di autorizzazione a procedere su cui il Senato dovrà votare. Salvini ha detto:

"Il Senato dovrà dire se quello che ho fatto, l'ho fatto nell'interesse dell'Italia. Se mi chiede se questa inchiesta mi toglie il sonno le dico no. Oggi il PD mi ha denunciato un'altra volta. Loro passano le giornate prendendo i gommoni per andare a incontrare gli immigrati e denunciare Salvini, io faccio il ministro dell'Interno, ognuno passa le giornate come vuole"

E ha aggiunto:

"Io non ho mai nascosto, quando ero all'opposizione, che se fossi diventato ministro dell'Interno avrei bloccato i barconi. Che reato è? Un conto è un reato per interesse personale, un conto è se è si agisce secondo la Costituzione, che dice che ogni cittadino deve difendere la patria"

A questo punto Floris gli ha fatto notare che la patria non si difende commettendo reati e che tocca ai giudici decidere se è un reato o no, aggiungendo che secondo lui lo assolvono pure, ma, appunto, sono i giudici a doverlo decidere.

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