Il Fondo Monetario Internazionale boccia Reddito di Cittadinanza e Quota 100

"Dall'Italia rischio di contagio globale"

Il Fondo Monetario Internazionale ha espresso forte preoccupazione per le scelte del Governo italiano, non risparmiando dure critiche alla vigilia del taglio delle stime del Pil da parte della Commissione Europea. L'FMI ha invitato il Governo a prestare molta attenzione nella "transizione dal Rei al reddito di cittadinanza" considerata "la forte evasione fiscale e le dimensioni dell'economia sommersa" dell'Italia, al fine di evitare abusi che potrebbero avere effetti molto negativi. Se da un lato, infatti, "i finanziamenti per il reddito di inclusione erano inadeguati", dall'altro "i 780 euro del reddito di cittadinanza sono generosi"; secondo l'FMI un sostegno al reddito in grado di non causare "dipendenza da welfare" si attesterebbe infatti tra i 325 ed i 568 euro mensili.

La preoccupazione dell'FMI è un po' la stessa delle opposizioni italiane, allarmate dall'ipotesi concreta che alcuni beneficiari possano affiancare il lavoro nero al RdC. Secondo l'FMI, inoltre, il reddito potrebbe anche "spingere i lavoratori a basso reddito a smettere di cercare un'occupazione" con conseguente ricaduta "nella trappola della povertà".

Giudizio duro anche su Quota 100 perché le modifiche al sistema previdenziale "aumenteranno ulteriormente la spesa pensionistica e imporranno un onere ancora maggiore sulle generazioni più giovani; lasceranno meno spazio alle politiche di crescita e porteranno a tassi di occupazione più bassi tra i lavoratori più anziani". L'FMI segnale inoltre che, "sulla base delle esperienze in altri Paesi" è fortemente "improbabile che l'ondata prevista di pensionamenti possa creare altrettanti posti di lavoro per i giovani".

Secondo l'FMI l'Italia "dovrebbe rallentare ulteriormente e il rischio di recessione è aumentato" con "significativi rischi al ribasso". Nonostante le critiche, l'FMI ha temporaneamente confermato la stima di crescita dello 0,6% per quanto riguarda il Pil italiano nell'anno corrente. La Manovra 2019 potrebbe anche "temporaneamente stimolare la crescita", ma il pericolo rappresentato dall'aumento dello spread "potrebbe limitare gli eventuali benefici" a breve termine e "se dovesse persistere, rischierebbe di indebolire ulteriormente la crescita a medio termine".

Per quanto riguarda il sistema bancario è arrivato un serio avvertimento. Dal mese di aprile le banche italiane hanno "acquistato titoli governativi per 45 miliardi di euro, rafforzando il legame fra banche e debito sovrano". Il picco dello spread dei mesi scorsi ha però "influito negativamente sui coefficienti di solvibilità delle banche e delle compagnie di assicurazione". Sebbene "la posizione di liquidità complessiva delle banche sembra adeguata al momento", allorché lo spread dovesse tornare a salire "le banche sarebbero probabilmente costrette a ridurre la leva finanziaria" con inevitabili ricadute sull'economia reale. Qualora la pressione dello Spread dovesse tornare a farsi forte, potrebbero esserci "ricadute globali e significative" dal momento che il debito dell'Italia è detenuto da molte istituzioni a livello globale.

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