Reddito di cittadinanza, il Garante teme per la privacy dei richiedenti

Tra una manciata di settimane il reddito di cittadinanza diventerà realtà. Le domande potranno essere inoltrate dal prossimo marzo e le prime erogazioni dovrebbero arrivare già a partire dal mese successive, quando saranno state fatte tutte le verifiche sui richiedenti. Chi otterrà il supporto da parte dello Stato, è cosa nota, sarà sottoposto ad attenti monitoraggi, anche sulle spese che verranno fatte con la Carta Reddito di Cittadinanza, l'unico strumento pensato dall'esecutivo gialloverde per l'erogazione dei fondi.

Fin dal principio, infatti, era stato spiegato che la somma mensile erogata dovrà essere destinata all'acquisto di beni di prima necessità. Questo, va da sé, non include tabacco o gratta e vinci, qualcosa su cui i cittadini italiani amano spendere discrete somme di denaro. Come fare per monitorare chi acquista cosa e quali dati saranno a disposizione di chi effettuerà questo monitoraggio?

Il governo di Conte non sembra avere ancora le idee molto chiare - "le modalità di monitoraggio e verifica della fruizione del beneficio e delle eventuali decurtazioni saranno definite con un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze" - ma ha anticipato che dovrebbero essere gli operatori dei centri per l'impiego e dei servizi comunali ad occuparsi del monitoraggio dei consumi e dei comportamenti dei beneficiari del reddito di cittadinanza.

Il Garante della Privacy è subito scattato sull'attenti per diversi e validi motivi ed ha inviato oggi una memoria alla Commissione Lavoro del Senato in cui sottolinea i tanti dubbi in materia. Partendo dal presupposto che "il prospettato meccanismo di riconoscimento, erogazione e gestione del reddito di cittadinanza comporta trattamenti su larga scala di dati personali, riferiti ai richiedenti e ai componenti il suo nucleo familiare (anche minorenni), il Garante sottolinea che tra queste informazioni ci sono anche quelle legate ala sfera più intima della persona, da quelle sullo stato di salute a quelle su eventuali misure restrittive della libertà personale, passando ovviamente per quelle legate alle condizioni di disagio in cui si trovano i soggetti che presentano la richiesta per il reddito di cittadinanza.

Il Garante ipotizza quindi che per fare qualcosa del genere serva un grande database che contenga tutte queste informazioni in arrivo da diverse banche dati - ad oggi non esiste nulla di simile in Italia, ma il governo ha anticipato l'istituzione di due piattaforme digitali che farebbero capo al Ministero del lavoro e all'Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro (ANPAL) - e questo sarebbe contrario al regolamento europeo sulla protezione dei dati:

L’attuazione del Rdc non può, infatti, eludere le garanzie dei diritti e delle libertà sancite dalla disciplina di protezione dati, in danno proprio delle persone che tale beneficio intende invece tutelare.
Quest’ultima demanda al legislatore nazionale la previsione delle condizioni e dei limiti necessari, secondo il canone di proporzionalità, a coniugare la dignità e i diritti fondamentali della persona con esigenze di interesse generale quali quella al contrasto di frodi e abusi, nonché alla realizzazione di percorsi di inclusione sociale e altri obiettivi di politica attiva del lavoro.

Tutti questi dati personali, che ora sono divisi tra le banche dati dei vari organi che gestiscono la pubblica amministrazione, non potranno dunque finire in un unico posto consultabile liberamente da un qualsiasi impiegato di un centro per l'impiego. Chi sarebbero, poi, questi impiegati? Quante e quali informazioni potranno controllare e verificare? Il governo non ha ancora dato una spiegazione chiara ed esaustiva. Queste persone non avrebbero accesso soltanto a tutti i dati personali che riguardano i richiedenti, ma anche alla loro transazioni con la Carta Reddito di Cittadinanza:

Alle attività di monitoraggio centralizzato e sistematico degli acquisti effettuati tramite la carta - suscettibili di comportare l’acquisizione anche di dati particolarmente sensibili - si aggiungono, quindi, i controlli puntuali sulle scelte di consumo individuali, condotti dagli operatori dei centri per l’impiego e dei servizi comunali, in assenza di procedure ben definite e di criteri normativamente individuati.
In tale contesto, le legittime esigenze di verifica di eventuali abusi e comportamenti fraudolenti, si traducono in una sorveglianza su larga scala, continua e capillare sugli utilizzatori della carta, determinando così un’intrusione sproporzionata e ingiustificata su ogni aspetto della vita privata degli interessati.

Questa "intrusione sproporzionata e ingiustificata su ogni aspetto della vita privata degli interessati" non si limiterebbero soltanto a chi deve effettuare l'attività di monitoraggio. Bisogna tenere conto, infatti, anche del possibile furto di dati. Se le informazioni così personalizzate sono conservate in un unico database, un malintenzionato avrebbe soltanto bisogno di introdursi in quel database ed accedere in un colpo solo ad una fotografia approfondita dei singoli cittadini. E questo è un rischio che il governo non può permettersi.

La Commissione Lavoro del Senato ha ricevuto oggi la lunga memoria del Garante della Privacy e avrà pochi giorni di tempo per valutarla e correre ai ripari, considerando che tra meno di un mese inizieranno ad arrivare le prime richieste per il reddito di cittadinanza e l'enorme macchina si metterà ufficialmente in moto.

Foto | iStock

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