Analisi costi-benefici Tav, MIT: "Errore macroscopico" nelle conclusioni. Penali più basse

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Nell’analisi costi-benefici sulla Tav, pubblicata oggi dopo mesi di lavoro sul sito del Ministero delle infrastrutture e Trasporti (MIT), c'è un "errore materiale macroscopico" nelle conclusioni della parte giuridica. La penale da pagare quale risarcimento per lo scioglimento dei contratti relativi all’opera sarebbe molto inferiore agli oltre 4 miliardi di cui l’analisi parla, la penale sarebbe compresa tra 130 e un massimo di 400 milioni.

Il conto di penali e risarcimenti non ammonterebbe quindi ai 4,2 miliardi citati nelle conclusioni della relazione giuridica secondo la correzione che il MIT ha fatto dell’analisi che ha commissionato. A spiegare "l’abnorme" discrepanza è quindi lo stesso Ministero il quale con un comunicato diffuso nel tardo pomeriggio di oggi rende noto che nelle conclusioni dell'analisi giuridica c'é "un errore materiale macroscopico che determina un eventuale costo di uscita dall'opera abnorme rispetto alla realtà". La percentuale (tra 10 e 30%) "non va parametrata sul costo totale dell'opera, ma sui contratti in essere".

In sostanza la percentuale compresa tra il 10% e il 30% prevista a titolo di risarcimento per lo scioglimento dei contratti va parametrata esclusivamente sui contratti effettivamente in essere al momento, ovvero su circa 1,3 miliardi. Tra penali e rimborsi totali il costo dello stop alla Tav che dovrà sostenere l’Italia sarebbe di 1,7 miliardi circa, e non 4,2, così divisi: 400 milioni per il blocco ai contratti, 81 milioni per la violazione dell’accordo, altri 400 milioni per la rivalsa della Francia, più 832 milioni di importi Ue da restituire o non incassare.

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