Processo a Salvini: i sindaci M5S Raggi, Appendino e Nogarin si dichiarano a favore

Nel giorno in cui gli elettori del Movimento 5 Stelle sono chiamati ad esprimersi sull'autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell'Interno Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti, i tre principali sindaci pentastellati - Virginia Raggi a Roma, Chiara Appendino a Torino e Filippo Nogarin a Livorno - si sono dichiarati a favore del processo al leader della Lega.

I tre hanno dovuto affrontare delle inchieste durante il loro mandato da sindaci e non si sono sottratti ai procedimenti avviati nei loro confronti - Virginia Raggi era stata indagata per falso ideologico e abuso d'ufficio, Appendino per falso ideologico e Nogarin per omicidio colposo plurimo nell'inchiesta per l’alluvione che nel settembre 2017 causò la morte di otto persone - ed hanno le idee molto chiare su come gli elettori dovrebbero esprimersi su Salvini.

Dalle pagine del Fatto Quotidiano, Virginia Raggi non dà indicazioni, ma sottolinea di non essersi mai tirata indietro di fronte alle responsabilità:

Io non dico agli altri che cosa debbano fare. Posso dire però che io un processo l'ho affrontato a testa alta e sono stata assolta. Le responsabilità, anche quelle politiche, devono restare personali.

Chiara Appendino, invece, ritiene giusto che siano i giudici ad esprimersi:

Ritengo corretto, però, che a esprimersi nel merito siano i giudici, nei diversi gradi di giudizio. Non è obbligatorio condividere le accuse dei pm, anche perché non è assolutamente detto che portino a una condanna ed è sempre bene ribadire che ciascuno è innocente fino a sentenza definitiva.

Filippo Nogarin, facendo un paragone con la propria situazione, si dice contrario a negare l'autorizzazione a procedere:

Negare l’autorizzazione a procedere nei confronti di un ministro significa rendere insindacabile il suo operato e questo rende, di fatto, questo ministro più uguale degli altri. La questione, nello specifico, è complessa, ma non è diversa dalle situazioni che si trova a vivere quotidianamente un sindaco.

Il diretto interessato, Matteo Salvini, non è mai tornato sui propri passi. Dopo una prima dichiarazione in cui si diceva pronto ad affrontare la giustizia, ha fatto dietro front e ha chiesto di non venir processato. Da quella posizione, però, non si è più mosso.

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