Renzi come Berlusconi sull'arresto dei genitori: "Provvedimento abnorme"

L'ex Premier è tornato a parlare dell'arresto dei genitori

Matteo Renzi è tornato a parlare dell'arresto dei suoi genitori ed anche ad attaccare la magistratura, cercando però di far finta di non averlo fatto. L'ex Presidente del Consiglio ieri sera aveva già dedicato uno status di Facebook alla notizia dell'arresto di sua madre e suo padre, finiti ai domiciliari con l'accusa di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni. Ieri aveva affermato di aver parlato con chi aveva letto "le carte", che gli aveva assicurato di "non aver mai visto un provvedimento così assurdo e sproporzionato", lanciando così una chiara accusa nei confronti della magistratura.

Secondo Renzi, infatti, senza il suo impegno politico la sua famiglia "non sarebbe stata sommersa dal fango". I suoi genitori sarebbero dunque vittime della sua "voglia di cambiare questo Paese", motivo per il quale lui "si sente responsabile" del "dolore dei suoi genitori, figli e nipoti". E poi si è anche spinto oltre, lanciando un avvertimento a quei membri della magistratura che starebbero agendo contro di lui per fini politici: "Se qualcuno pensa che si possa utilizzare la strategia giudiziaria per eliminare un avversario dalla competizione politica sappia che sta sbagliando persona. Non ho mai avuto così tanta voglia come stasera di combattere per un Paese diverso e per una giustizia giusta. Chi ha letto le carte dice che di questa storia si parlerà a lungo e che siamo davanti a una decisione assurda".

Insomma, uno scritto perfettamente in linea con la retorica berlusconiana contro la quale il centrosinistra italiano (che fu) ha sempre manifestato sdegno e inquietudine.

Oggi l'ex Premier è tornato sull'argomento pubblicando una delle sue E-news. All'inizio ha citato il suo nuovo libro, del quale avrebbe voluto parlare, ma che è stato costretto a mettere da parte per approfondire la vicenda della sua famiglia.

Sulla vicenda dei genitori, Renzi ha voluto fare una premessa in tre punti:

- Tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge. I miei genitori, come tutti, hanno diritto a un processo giusto e spero rapido. Non grido ai complotti: chiedo che i processi si facciano nelle aule dei tribunali e non sul web o nelle redazioni dei giornali. Noi aspettiamo le sentenze, ma le sentenze si pronunciano in tribunale e non nelle piazze populiste.
- Chi ha letto le carte e ha un minimo di conoscenza giuridica sa che privare persone della libertà personale per una cosa come questa è abnorme (emblematico il post di Enrico Mentana, che certo non può essere tacciato di renzismo).
- Chi conosce la realtà sa che quelle carte, peraltro, non corrispondono al vero. Ma per questo ci sarà il processo. Tra cinque anni, tra dieci anni, quando tornerà la calma e si potrà analizzare con serenità ciò che è accaduto in questo periodo alla mia famiglia, saranno in tanti a stupirsi. Chi ha letto il libro “Un’Altra Strada” sa a cosa mi riferisco.

L'ex Premier ha poi ribadito ancora una volta che "non riusciranno" a farlo "parlar male dei giudici" ed anche che "chi vuole il mio fallo di reazione, non lo avrà". Subito dopo, però, smentisce sé stesso e ribadisce quanto detto ieri: "io conosco la verità che nessuno vuole dire: se non avessi fatto politica, oggi i miei genitori non subirebbero questo. Lo sanno anche i sassi. Se loro sono in questa situazione umiliante è colpa del mio impegno politico di questi anni".

Insomma, con il suo caratteristico stile, con il quale fa finta di non voler dire una cosa ma poi la dice a chiare lettere, Renzi ha sganciato una bomba contro la magistratura, accusandola di fare un uso politico della giustizia (semi-cit.).

Infine, con un post-scriptum, è arrivato anche l'attacco al giornalismo: "Inutile dire che la vicenda dei miei genitori ha totalmente oscurato tutto ciò che è accaduto ieri nel mondo della politica. Basta leggere i quotidiani di oggi per rendersene conto. Un capolavoro mediatico, tanto di cappello". Anche in questo caso, non sembra difficile individuare il suo ispiratore.

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