Movimento 5 Stelle: siamo alla resa dei conti?

Ieri Di Maio ha provato a fare il pompiere difronte ai risultati delle regionali in Sardegna. Il capo politico dei 5 Stelle ha ripetuto la solita filastrocca sulle elezioni differenti che non si possono paragonare tra loro e poi si è spinto anche oltre sostenendo che il Movimento 5 Stelle è "vivo e vegeto", sottolineando il fatto che per la prima volta il suo partito è entrato nel consiglio regionale sardo. Nel 2014, infatti, il M5S non si presentò proprio alle elezioni regionali. Una vittoria di Pirro, insomma.

In realtà, dichiarazioni di facciata a parte, non si può non parlare di un crollo. Il Movimento 5 Stelle è passato dal 42,5% delle elezioni politiche ad un misero 11,2%. Un risultato decisamente deludente che evidenzia un calo del consenso allarmante.

Stefano Buffagni, sottosegretario agli Affari regionali del M5S, questa mattina ha parlato ai microfoni di 'Circo Massimo' su Radio Capital ed ha ammesso che dal suo punto di vista il Movimento sta facendo "una serie di errori". La perdita del consenso, secondo il sottosegretario, è proprio legata all'avventura di Governo con la Lega: "Dobbiamo dare di nuovo un motivo alle persone per capire perché c'è differenza tra noi e la Lega o tra noi e gli altri. Spesso, probabilmente, essendo al governo insieme subiamo questo abbinamento e questo avvantaggia loro. Loro vivono di osmosi delle cose positive nostre, del nostro essere nuovi, del nostro essere persone che puntano alla legalità e all'onestà. E credo che questo abbia giovato molto più a loro che a noi".

Per Buffagni c'è un problema di comunicazione: "noi non siamo bravi abbastanza, io sicuramente non lo sono, diciamo anche che ci massacrate (i giornalisti ndr) tutti i giorni incredibilmente...". Per invertire la tendenza bisognerebbe abbandonare il linguaggio da campagna elettorale, che adesso non è più efficace: "Io sono lombardo: prima bisogna fare e poi comunicare, bisogna essere più concreti. La gente ci ha mandato al governo per governare non per rincorrere gli altri e annunciare. E credo sia utile portare a casa risultati concreti perché la gente ha speranza in noi, ha messo grandi aspettative. Al governo non si può continuare ad avere un approccio barricadero come quello di prima con urla, toni alti...".

Ieri, a caldo, ha parlato Paola Nugnes che ha individuato nella gestione di Di Maio il problema. Dello stesso avviso è stata oggi anche Elena Fattori che ha invitato il suo capo politico a fare una scelta: "dovrebbe concentrarsi a fare una cosa sola: rinunciare a uno dei suoi incarichi. O fa il ministro o il capo politico".

Le esternazioni di Nugnes e Fattori non sono piaciute a Sergio Battelli - il Presidente della Commissione Affari Europei con la terza media - da sempre vicino a Di Maio, che ha invitato le due ad abbandonare il Movimento: "Chi ogni giorno si alza per sparare a zero contro il Movimento farebbe bene ad andare via. Meglio avere qualche voto in meno che tenere dentro gente che rema quotidianamente contro. Credo che vogliano farsi cacciare e questa è una cosa che mi fa arrabbiare".

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