Brexit, Macron e Merkel parlano a nome dell'Ue: "Non si rinegozierà, ma rinvio possibile"

Aggiornamento 27 febbraio 2019 - Francia e Germania dicono all’unisono che "la Brexit non si rinegozia". Al termine dell'incontro di oggi a Parigi tra il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelleria tedesca Angela Merkel, i due leader hanno chiarito però che "se i britannici vogliono più tempo, si potrebbe esaminare una richiesta di proroga". Tuttavia ha sottolineato Macron: "Abbiamo bisogno di decisioni, di una visione e di un progetto chiaro" per i rapporti futuri tra Unione europea e Regno Unito. Merkel ha sottolineato invece l'importanza di "un'uscita ordinata" del paese dall’Ue.

Brexit, Theresa May propone al Parlamento UK un rinvio di qualche mese

26 febbraio 2019 - Manca davvero poco all'avvio della Brexit, il prossimo 29 marzo 2019, e il governo di Theresa May è ancora nel caos più totale. Il Parlamento ha respinto l'accordo con l'UE e fino a poche ore fa tutto lasciava pensare che la Brexit dura, l'uscita del Regno Unito dall'UE senza alcun tipo di accordo, sembra l'ipotesi più probabile, seppur da tutti più temuta.

Oggi pomeriggio, però, Theresa May ha offerto ai parlamentari la possibilità di votare sullo slittamento dell'avvio della Brexit, un posticipo che farebbe guadagnare all'esecutivo di May ulteriore tempo per capire come procedere. Intervenuta oggi alla Camera dei Comuni, May ha anticipato che la terza settimana di marzo sarà decisiva e il parlamento sarà chiamato a votare ben tre volte.

La prima votazione, il 12 marzo prossimo, sarà incentrata sull'accordo raggiunto dal governo britannico con l'UE, lo stesso già bocciato dalla Camera dei Comuni, con qualche modifica fatta in accordo con l'Unione Europea. Se i deputati non proveranno quell'accordo, il giorno successivo si terrà una seconda votazione, stavolta sulla possibilità di lasciare l'Unione Europea senza alcun tipo di accordo.

Se i parlamentari voteranno contro la Brexit senza accordo, il 14 marzo i parlamentari saranno chiamati ad esprimersi sulla possibilità di chiedere un'estensione per il periodo dei negoziati rispetto ai due anni in scadenza proprio il 29 marzo 2019. May, in ogni caso, non sembra orientata a quest'ultima opzione:

Sono molto chiara. Non sono interessata ad un'estensione dell'Articolo 5. Il nostro focus principale è quello di lavorare ad un accordo ed uscire dall'UE il 29 marzo.

Se si arriverà a chiedere un'estensione, sarà di poche settimane. May ha ipotizzato che non si andrà oltre la fine del giugno prossimo, ma un'uscita senza accordo è qualcosa che il Primo Ministro vuole scongiurare, visto che le conseguenze disastrose per il Regno Unito e non solo. Lo ha spiegato oggi in modo chiaro:

L'unico modo per farlo è revocare l'Articolo 50, cosa che non voglio fare, o accettare un accordo.

L'estensione del periodo dei negoziati, però, dovrà comunque essere approvata da tutti e 27 gli Stati membri dell'UE e la stessa May ha precisato di non aver ancora preso i contatti e di non sapere se la proposta sarà appoggiata o meno.

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