Giulia Sarti è ingenua o furbastra? È arrivato il momento di fare la cosa giusta

Diciamocelo chiaramente: la vicenda di Giulia Sarti trasmette tristezza. Dall'inizio alla fine. Quando scoppiò la "rimborsopoli" del Movimento 5 Stelle, lei si autosospese e successivamente venne reintegrata quando accusò di appropriazione indebita l'ex fidanzato e collaboratore Bodgan Andrea Tibusche alias Andrea De Girolamo, come lo stesso ama farsi chiamare sul web.

Il Movimento 5 Stelle ha creduto alla versione dei fatti della Sarti e poi ha anche deciso di premiare la sua esperienza parlamentare assegnandole la presidenza della Commissione Giustizia di Montecitorio. E si tratta anche di una penalizzazione perché, senza questo incidente, alla Sarti sarebbe stato quasi certamente affidato un Ministero importante così come è capitato a Fraccaro, Toninelli e Giulia Grillo. Tutto sembrava quindi dimenticato. Due giorni fa è invece arrivata la svolta (inattesa) da parte della Procura di Rimini, che ha chiesto l'archiviazione per Bodgan sostenendo che non vi fu alcuna "appropriazione indebita" da parte dello stesso.

Per dimostrare la propria innocenza Bodgan ha consegnato ai magistrati alcuni estratti della chat di Telegram con la sua ex fidanzata, nei quali la stessa gli annunciava di "doverlo denunciare per salvarsi la faccia". In quella chat le parole della deputata non suonavano come un'accusa nei confronti dell'ex fidanzato, bensì come una confidenza di una persona con le spalle al muro, costretta a difendersi con l'unico mezzo a sua disposizione per tentare di salvarsi in qualche modo.

Di sicuro, Giulia Sarti non sembrava sorpresa e indignata dalla scoperta di un presunto comportamento scorretto del suo ex fidanzato. Quando Bodgan le dice di essere pronto a "spararsi" nel caso di una denuncia, lei arriva anche a rincuorarlo: "No è inutile che fai così forza dai, si affronta". Non suonano proprio come parole di accusa di chi ha scoperto un tradimento della propria fiducia; sembrano di più le parole di una persona disperata e confusa, che sa benissimo che Bodgan, in fin dei conti, non ha fatto nulla che lei non sapesse. E questa è stata anche l'impressione che hanno avuto i Pm che si sono occupati dell'indagine.

Qualcosa che però la Sarti effettivamente forse non sapeva è emerso. I Pm hanno infatti scoperto che ben 17800 euro - sui 23mila che mancavano all'appello - sono finiti su una carta Postepay intestata a tale Maria Stanzione, una donna di Salerno. Grazie alle indagini è stato inoltre possibile appurare che la Stanzione è legata sentimentalmente a Bodgan da ben 8 anni.

Sentita dai Pm, la donna (l'altra) ha affermato "di essere perfettamente al corrente che l'indagato utilizzava in uso esclusivo una Postepay e un Paypal da lei stessa attivate". Anche lei, insomma, esattamente come la Sarti, si fidava a tal punto di Bodgan da lasciargli tra le mani la gestione di un suo strumento di pagamento. Non è lecito sapere se la Stanzione sapesse della relazione sentimentale tra il suo fidanzato "da otto anni" e la Sarti, così come non è dato sapere il contrario. Alla fine, si tratta di un dato di gossip e poco ci interessa.

I magistrati hanno comunque appurato che non è possibile stabilire che quella Postepay e quel conto Paypal non fossero effettivamente in uso esclusivo di Bodgan; scorrendo l'elenco delle spese non c'è alcuna somma che si possa associare in modo inequivocabile alla fidanzata salernitana dello stesso: "Negli estratti conto della banca sono indicati sempre dei nomi riferibili all' indagato. ovvero 'Bogdan', 'Iovine Gianfranco' (padrone di casa di Bogdan), inoltre, relativamente alla intestazione a favore di Stanzione Maria (fidanzata di Bogdan), la stessa Sarti (vedi conversazione Telegram) intuisce immediatamente che erano bonifici a vantaggio di Bodgan".

Il fatto che la Sarti sapesse o meno - prima di autorizzare Bodgan a prelevare quel denaro - che quella Postepay fosse intestata ad una sua altra fidanzata è un dato totalmente irrilevante perché, sempre secondo i Pm, dalle chat si capisce che la Sarti fosse ben consapevole che il suo ex fidanzato disponesse di quei soldi per sue faccende private. A quanto pare Bodgan aveva detto alla Sarti di essere molto malato e di aver bisogno di soldi; per questo motivo la Sarti aveva acconsentito a fargli utilizzare quei fondi destinati al Microcredito. Aiutare una persona in difficoltà è un gesto meritorio, ma quando si decide in tal senso bisognerebbe farlo aprendo il proprio di portafogli e non utilizzare fondi destinati ad altro, oltretutto utilizzando anche il disgustoso trucchetto di annullare il bonifico dopo aver scattato uno screenshot per dimostrare la propria limpidezza.

E sul punto ci sono pochi dubbi. Quando la Sarti annuncia la querela, Bodgan risponde manifestando sorpresa: "Denunciare per cosa? Mai preso un cent senza che tu lo sappia". E poi ancora: "Abbiamo sbagliato entrambi tesoro. Nessuno ha truffato nessuno". Lei non risponde smentendo queste affermazioni, ma controbatte dicendo: "Sono sotto un treno. Sto passando come una ladra quando non ho intascato un solo centesimo". L'unico pensiero della Sarti è quello di "salvarsi la faccia". È stato addirittura lo stesso Bodgan a passare al contrattacco: "Chiamo i giornali pure io… cominciamo la guerra?".

La Sarti sembra una bambina pizzicata con le mani nella marmellata. Sotto il profilo politico non si riesce a cogliere alcuna differenza o alcun elemento giustificativo. Il suo è stato un gesto forse soltanto ingenuo, da parte di chi non riesce neanche a cogliere la gravità della situazione, al punto da meravigliarsi per tanto clamore proprio nelle conversazioni con lo stesso Bogdan: "Cioè tutto il restituito non conta nulla?". No, Esimia Presidente della Commissione Giustizia, non conta nulla. Proprio zero.

Va sottolineato che la Sarti non è stata sentita nell'ambito di questa indagine. Adesso avrà la possibilità di opporsi all'archiviazione depositando una memoria. Difficilmente, però, il Gip deciderà di disporre nuove indagini perché, al di là dell'esistenza della Signora Stanzione e del suo presunto coinvolgimento, è stato già appurato che sia stata la stessa Sarti a concedere a Bogdan il permesso di attingere a quei fondi per sue presunte esigenze personali.

A questo punto, se quello che interessa veramente alla Sarti è "salvarsi la faccia", può fare solo una cosa: chiedere scusa e dimettersi. Presto scopriremo quanto conta davvero per lei la sua reputazione.

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