Nuova via della Seta tra rischi e opportunità

La nuova via della Seta, o meglio il dibattito sulla BRI (Belt and Road Initiative) o nuova via della Seta, tiene banco in Italia come in Europa. Ma cos’è la nuova via della Seta? Rappresenta davvero un’opportunità di sviluppo o si trasformerà in una sorta di cavallo di Troia cinese nei rapporti commerciali e politici con l’occidente?

Cos’è la nuova via della Seta

La nuova via della Seta è un'iniziativa strategica lanciata dalla Cina nel 2013 per il miglioramento dei collegamenti commerciali con Europa, Asia e Africa tramite lo sviluppo di direttrici sia terrestri sia marittime. Attraverso lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistiche (porti, ferrovie etc.) la Cina vuole rafforzare il suo ruolo nelle relazioni commerciali globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni del Dragone.

Pechino sul piatto ha messo 1000 miliardi di dollari per il progetto che poggerà su sei grandi corridoi internazionali (4 terrestri e 2 marittimi): con il Pakistan; con Bangladesh, India e Myanmar; con Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan; con Cambogia, Laos, Malesia, Thailandia, Myanmar e Vietnam; con Russia e Mongolia e infine con l’Europa. I terminali di queste rotte in Europa sono Germania e Italia, con i porti di Genova e Trieste in testa per il nostro paese.

La posizione dell’Italia e dell’Europa

Il 21 marzo prossimo il presidente cinese Xi Jinping durante la sua visita in Italia sarebbe pronto a stilare un memorandum d’intesa con 70 industriali mentre il governo ha annunciato che potrebbe aderire al progetto cinese. In tal caso sarebbe il primo membro del G7 a farlo, in spregio alla cautela chiesa dagli Stati Uniti e dalla stessa Unione Europea che ha invitato il nostro paese a non muoversi da solo.

In realtà nel governo italiano la posizione non è univoca con il presidente del consiglio che si è mostrato favorevole ("l’obiettivo è crescere") mentre il vice premier Matteo Salvini ha tirato il freno parlando del rischio che l’Italia possa diventare una "colonia cinese". In generale il timore è che investendo tutti questi miliardi per ampliare la sua sfera d’influenza commerciale, la Cina accresca anche la sua sfera d’influenza politica (e militare).

Inoltre la BRI non punta solo a migliorare la viabilità terrestre ma promuove corposi investimenti in infrastrutture tecnologiche, per garantire maggiore velocità alle comunicazioni ad esempio, grazie allo sviluppo del 5G.

Berlusconi: "Più rischi che opportunità"

E questo è un altro rischio paventato dai detrattori della nuova via della Seta, tra cui Silvio Berlusconi che a Mattino Cinque oggi ha detto: "C’è un rischio totale, siamo in un’epoca di intelligenza artificiale. Siamo in un’epoca 5G. Chi arriverà ad essere il numero uno nell’intelligenza artificiale arriverà ad essere il numero uno, qualcuno dice il padrone, del mondo. Io sono molto preoccupato, anche per il futuro dei miei figli".

L’ex premier non nega che il memorandum con la Cina sia "certamente una opportunità, ma in questo momento per come è la situazione prevalgono i rischi". La Cina "fa intravedere con chiarezza che la sua vuole essere anche una sfida sul piano politico e forse anche militare. Si confrontano due vie opposte la nostra via occidentale, liberale, e una via totalitaria".

Poi Berlusconi precisa: "Io non so se, come qualcuno dice, l’arsenale nucleare cinese è davvero più potente di quello americano e quello russo messo insieme. So che con la loro Marina sono padroni dell’Oceano Indiano, sono padroni a metà con gli Usa dell’Oceano Pacifico. C’è un progetto di egemonia globale che potrebbe portarci a perdere i valori della nostra libertà".

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