Diciotti, Senato vota su Salvini. L’autodifesa del ministro: "Processo? Dovrei dire una bugia"

diciotti conte di maio e salvini

Oggi l’aula del Senato è chiamata a votare "sull’autorizzazione a procedere" contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini. "Per andare a processo dovrei mentire a questo Senato e agli italiani: dovrei dire che non ho fatto l'interesse pubblico" ha detto il vicepremier a Palazzo Madama dove il voto è previsto a partire dalle 13. "Non avrei mai pensato di intervenire per sequestro di persona, ma lo faccio volentieri perché da 9 mesi lavoro per gli interessi degli italiani" ha aggiunto Salvini.

Il caso è noto: è quello della nave Diciotti della Guardia Costiera italiana bloccata in mare con oltre 170 migranti per cinque giorni davanti al porto di Catania, lo scorso agosto. La procura a carico di Salvini ha ipotizzato il reato di sequestro di persona, il fascicolo è stato inviato al tribunale dei ministri e la Giunta per le immunità del Senato si è già espressa per il no al processo al titolare dell'Interno (Salvini è senatore) nelle scorse settimane, il 19 febbraio. Ora tocca all’aula esprimersi.

Conte in aula: "Quella non è accoglienza"

Il premier Giuseppe Conte all’epoca del voto in Giunta difese il ministro perché - disse - agì attuando l’indirizzo politico condiviso dal governo. Ieri il presidente del Consiglio ha confermato quel concetto spiegando che sarà in aula al Senato per seguire il voto sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso della nave Diciotti.

"Si è parlato di assunzione di responsabilità. Io mi sono sempre assunto le responsabilità e continuerò a farlo. Domani (oggi, Ndr) sarà questa Aula a pronunciarsi su Salvini e io tornerò, perché su questa vicenda c'è una chiara linea politica che il governo sottoscrive" ha ribadito Conte secondo cui permettere "sbarchi indiscriminati non equivale ad accoglienza".

Il giurista e avvocato Giuseppe Conte sostiene quindi la linea dei porti chiusi anche se il reato di sequestro di persona, qualora si configurasse, comporterebbe una lesione del principio fondamentale della libertà personale, costituzionalmente garantito, italiane o straniere che siano le vittime.

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