Cesare Battisti: "Non potevo parlare, mi avrebbero ucciso"

Cesare Battisti ieri ha ammesso le proprie responsabilità. Ha letto le sentenze che lo riguardano ed ha confermato che le ricostruzioni giudiziarie corrispondono alla verità dei fatti. In passato si era sempre dichiarato innocente e mai aveva chiesto perdono alle famiglie delle vittime dei suoi crimini. Di fronte al capo del pool dell'antiterrorismo di Milano, Alberto Nobili, ha parlato di come ha iniziato a sostenere la causa comunista fin dall'età di 17-18 anni: "La famiglia era vicina al Pci, lui stesso era stato iscritto alla Fgci prima di passare a Lotta Continua e, come una specie di Robin Hood, diverse volte ho dato per la causa comunista somme di denaro che arrivavano dai furti e dalle rapine".

Finito in carcere per i furti e le rapine ha incontrato Nicola Pellecchia, fondatore dei Nuclei Armati Proletari, che lo influenzò definitivamente, facendogli anche conoscere il padre che diventò il suo avvocato. Nel 1976 entrò a far parte dei Proletari Armati per il Comunismo proprio grazie ad un altra conoscenza fatta in carcere: "Era il 1976 quando a 21 anni fu rinchiuso nel carcere di Udine dove incontrò il veronese Arrigo Cavallina che lo fece entrare nei Pac".

Battisti ha poi detto di essere stato pronto a dissociarsi dal terrorismo rosso nel 1981: "si sarebbe dissociato già nel 1981 se quell’anno non fosse evaso dal carcere di Frosinone dandosi latitante". Non lo fece per non mettere in pericolo la sua vita: "avevo dovuto dissimulare ai miei ex compagni della lotta armata perché avrei messo a rischio la mia vita"

Nobili gli ha poi chiesto di parlare della sua latitanza, che secondo molti sarebbe stata favorita e finanziata da qualcuno in Italia. Battisti ha smentito questa circostanza, ma ha confermato di aver avuto appoggio all'estero da "partiti, intellettuali e mondo editoriale" che gli avrebbero dato "sostegno ideologico e logistico" per "ragioni ideologiche e di solidarietà": "Non so se queste persone si siano mai chieste se fossi responsabile di ciò per cui sono stato condannato, per molti non si poneva il problema. Sono stato anche supportato perché mi dichiaravo innocente, perché in molti paesi non è pensabile una condanna in contumacia e perché davo l’idea di un combattente per la libertà".

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