Cittadinanza a Ramy, Di Maio: "Ho convinto Salvini"

Dopo il no di ieri per mancanza di elementi, oggi il Ministero dell'Interno Matteo Salvini ha fatto un clamoroso dietro front sulla concessione della cittadinanza italiana al giovane Ramy, il 13enne eroe del bus dirottato nel milanese la scorsa settimana, e alla sua famiglia. Un radicale cambio di rotta per Salvini, di cui ora l'altro vicepremier Luigi Di Maio si sta prendendo il credito:

Nei giorni scorsi avevo inviato una lettera proprio ai ministeri competenti per chiedere loro di conferire la cittadinanza per meriti speciali al piccolo Ramy. Sono felice di aver convinto anche Salvini sulla cittadinanza a questo bambino.

In giornata, con un post su Facebook, Di Maio era entrato ancora di più nello specifico sul caso di Ramy:

Sono contento che alla fine il buonsenso abbia prevalso. Come ho detto questo è un Paese che merita qualcosa in più della semplice indignazione: dobbiamo guardare avanti. Tutti i ragazzini che hanno salvato i loro compagni in quella giornata, che poteva essere tra le più tristi della nostra storia recente, meritano un riconoscimento. Penso che per Ramy e Adam il più bello sia proprio quello di essere riconosciuti dalla nazione che hanno reso orgogliosa con il loro gesto. Grazie a tutti i ragazzi che in quei momenti terribili hanno tirato fuori un coraggio incredibile e, ovviamente, ancora grazie ai Carabinieri senza i quali si sarebbe potuta consumare una strage. Insieme siete il bello di questo Paese.

Sono contento che alla fine il buonsenso abbia prevalso. Come ho detto questo è un Paese che merita qualcosa in più...

Posted by Luigi Di Maio on Tuesday, March 26, 2019

Se da un lato Di Maio si dice certo di essere riuscito a convincere Salvini, dall'altro lato appare evidente come quella di Matteo Salvini sia stata una mossa strategica, votata come al solito ai consensi. Gli esperti di comunicazione che stanno dietro al Ministro dell'Interno, infatti, forse non avevano previsto le reazioni negative scatenate dal rifiuto di concedere la cittadinanza a quello che agli occhi di tutti è un piccolo eroe.

Da lì, e sicuramente dopo un'attenta analisi, si è deciso di fare un plateale dietro-front che lo stesso Salvini avrà digerito malissimo. E così, se ieri non c'erano i requisiti, oggi i requisiti non erano più così necessari perchè, dal giorno alla notte, il 13enne Ramy è diventato agli occhi di Salvini "un figlio" e ha "dimostrato di aver capito i valori di questo Paese". Non lo aveva dimostrato anche ieri?

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