Fico: "il sovraffollamento carcerario è una pena aggiuntiva"

Il garante nazionale dei detenuti è tornato nuovamente a parlare della preoccupante condizione delle carceri italiane. In questo momento nel nostro Paese sono detenute 60.472 persone (2.651 donne e 57.821 uomini) nonostante una capienza massima prevista di 50.514 posti. Questa situazione lede la dignità dei carcerati, costretti a vivere in regime di sovraffollamento, senza dunque le adeguate tutele previste dalla nostra Costituzione. L'Italia, oltretutto, non rispetta le sue stesse leggi, che prevedono l'esistenza di due tipologie di istituti diversi: uno per i casi di detenzione preventiva o cautelare e l'altro per l'espiazione delle pene dopo sentenza definitiva. Nel nostro Paese, invece, tutti finiscono nei medesimi istituti, sia i condannati che le persone in attesa di giudizio, trasformando spesso le carceri in luoghi nei quali si possono affinare e le abilità criminali.

Il garante Mauro Palma ha sottolineato come la popolazione carceraria sia aumentata nell'ultimo anno, nonostante le condanne della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che hanno comportato risarcimenti per i detenuti costretti a subire il sovraffollamento: "Nell'ultimo anno la popolazione detenuta è cresciuta di 2.047 unità, con un andamento progressivo crescente e preoccupante, quantunque non abbia ancora raggiunto il livello di alcuni anni fa quando proprio il sovraffollamento portò alla condanna da parte della Corte europea per i diritti umani".

Il nostro Paese avrebbe dovuto considerare le condanne della Cedu come un campanello d'allarme, stanziando maggiori fondi per la polizia penitenziaria e per aprire nuove strutture adeguate ad accogliere i detenuti, evitando così oltretutto di dover pagare dei risarcimenti.

Palma ha sottolineato come "il numero di coloro che sono entrati in carcere dalla libertà è diminuito di 887 unità: l'aumento non è quindi ascrivibile a maggiori ingressi, bensì a minore possibilità di uscita". In carcere, ormai, ci sono perlopiù persone che non hanno possibilità economiche per accedere alle misure alternative previste dal nostro ordinamento: "può essere determinato da più fattori: l'accentuata debolezza sociale delle persone detenute che non le rende in grado di accedere a misure alternative alla detenzione, per scarsa conoscenza o difficile supporto legale; la mancanza soggettiva di quelle connotazioni che rassicurino il magistrato nell'adozione di tali misure; o, infine, un'attenuazione della cultura che vedeva proprio nel graduale accesso alle misure alternative un elemento di forza nella costruzione di un percorso verso il reinserimento. In ultimo, alle ristrettezze dei numeri del personale che certo non seguono la crescita del numero dei ristretti"

Ad incidere sul sovraffollamento sono anche le condizioni nelle quali versano diversi istituti: "la situazione della capienza e, quindi, dell'essere in concreto della 'cella' oggi, assume un particolare profilo se si tiene conto del numero di camere o sezioni fuori uso, per inagibilità o per lavori in corso: alla data del 14 febbraio 2019 quelle inutilizzabili sono pari al 6,5% del totale, percentuale comunque positivamente diminuita di tre punti rispetto a quella riportata nella Relazione al Parlamento di due anni fa. Permangono casi limite: ad Arezzo da più anni su 101 posti solo 17 sono disponibili, a Gorizia sono disponibili solo 24 dei complessivi 57 previsti, in Sardegna il 13% dei posti ufficiali è inutilizzabile".

Roberto Fico ha rimarcato il "ruolo di rieducazione sociale affidato alla pena, sancito dalla Costituzione" e si è augurato che "attraverso l'attività del Garante possiamo misurare la maturità della democrazia, del rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto nel nostro Paese. Un Paese che purtroppo non ha sinora ottemperato pienamente agli obblighi costituzionali e internazionali".

E infine: "Ciò che emerge, ancora una volta, dalla Relazione del Garante è che molto resta da fare per migliorare la condizione dei detenuti. Ed il Parlamento è chiamato a fare la sua parte, anche sulla base delle proposte che il Garante formulerà. Preservare la dignità umana, darle valore, significa anche aver cura degli ambienti in cui si devono realizzare percorsi altamente significativi per persone private di libertà. Questi spazi non devono essere indifferenti alla dimensione soggettiva, non devono cadere nell'assoluta spersonalizzazione. Perché recuperare una sana relazione tra sé e il proprio contesto è condizione per costruire e tenere salda una relazione altrettanto sana con la società in cui si vive. A beneficiarne sarà poi la società stessa, saremo tutti noi. Credo sia questa la direzione da seguire per far sì che nelle carceri si attui un vero percorso di crescita e perché da non-luoghi si trasformino in cantieri/laboratori per costruire e darsi una seconda opportunità".

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