
Se il vostro interesse per la politica significa anche attenzione per i contenuti e per il futuro del paese - e non solo per il puro gossip come quello di questi giorni - allora vi sarete forse accorti dell’interessante intervista che polisblog ha realizzato con Emilio Reyneri, ordinario di Sociologia Economica dell’Università di Milano-Bicocca.
Nelle prime due puntate si è parlato un po’ di tutto: welfare, ammortizzatori sociali, il suk delle deroghe alla Cassa Integrazione, i giovani costretti a rimanere a casa fino a 30 anni. Non sono mancati i giudizi severi sui ministri Brunetta e Sacconi, ma anche sui sindacati. Nel seguito l’ultima parte, in cui invece ci siamo concentrati sulla questione degli assegni di disoccupazione.
Come valuta la proposta del PD di un assegno unico di disoccupazione?
“Non mi risulta siano entrati in maggiore dettaglio. Probabilmente avevano in mente sistemi di welfare di tipo europeo, però è stato un po’ velleitario buttarla lì’ così. Sarebbe servita un’operazione molto più complicata, si sarebbero dovute cambiare molte cose. Poteva essere una grande operazione: si va a toccare il sistema pensionistico di nuovo, e contemporaneamente si garantisce un’indennità di disoccupazione a tutti. Sarebbe stato un nuovo scambio tra le generazioni. Però per come è stata presentata dal PD mi è sembrata più che altro uno slogan di politica a breve termine”
“L’introduzione di un’indennità di disoccupazione generalizzata avrebbe infatti richiesto di tenere in conto fin dall’inizio i suoi effetti: il primo dei quali sarebbe stato ad esempio quello di riequilibrare la disoccupazione tra giovani e adulti, il che in un mondo familistico come quello italiano innescherebbe meccanismi forti, che bisogna saper prevedere e governare.
Queste operazioni andavano fatte in momenti di congiuntura favorevole, o all’inizio della crisi. Ormai i giochi sono fatti, e si è innestato il meccanismo nefasto della deroga: i più forti (o i meno deboli, se si preferisce) potranno sfangarsela, gli altri si arrangeranno nell’economia sommersa, oppure torneranno massicciamente in famiglia”
Berlusconi ha sostenuto che una misura del genere costituirebbe una “licenza di licenziare“”. E’ vero?
“Ci sarebbero effettivamente vari problemi nel tradurre in Italia un modello di welfare di tipo tedesco/francese, e il principale sarebbe proprio quello dell’economia sommersa: il caso della persona che prende l’indennità e poi lavora in nero.
Degli economisti francesi hanno provato a mettere in relazione la diffusione delle politiche di Flexicurity nei vari paesi con il grado di civicness della popolazione. Quest’ultimo veniva misurato con una domanda: “Lei che giudizio dà di una persona che percepisce in modo indebito un’indennità di disoccupazione?”. Ebbene, in Danimarca la quasi totalità dei rispondenti biasimava questo comportamento in modo molto forte; nei paesi latini, e in particolare in Italia, la riprovazione non era invece molto intensa. Questo è un problema, perché se si instaurano politiche generose da parte del sistema pubblico, che richiedono un certo investimento fiscale, è necessario evidentemente che nessuno faccia il furbo. D’altra parte richiede anche che non ci sia l’evasore fiscale.
Questo è IL principale problema quindi, perché i sistemi dei paesi europei che sono molto generosi, controllano anche in maniera forte il rispetto delle regole. Noi abbiamo invece uno scambio a basso livello: a un’indennità insufficiente, corrisponde uno scarso controllo: ed ecco il cassaintegrato che lavora in nero, ad esempio.
Nonostante queste difficoltà, bisognerebbe sicuramente avere comunque l’obbiettivo di avviare una riforma e cominciare ad attivarsi a questo scopo. In questo momento invece si va nella direzione assolutamente opposta, e si perde una buona occasione: quella di sfruttare la crisi per fare una grande riforma (come sosteneva Tito Boeri). Servirebbe che la politica volasse alto: in questo periodo invece tende a volare molto basso, e il sistema finisce per retroagire su se stesso”
Quali saranno gli effetti della crisi sugli immigrati?
“Quello degli immigrati nel mercato del lavoro è un tema grosso, che è però quasi assente dalla discussione. Il problema è questo: gli immigrati se non trovano lavoro entro 6 mesi rischiano di non poter rinnovare il permesso di soggiorno e quindi di ricadere nell’illegalità e di essere espulsi. E 6 mesi sono esattamente il limite dell’indennità di disoccupazione. Poiché gli immigrati lavorano quasi tutti in imprese di piccole dimensioni, essi sarebbero per lo più esclusi dalla Cassa integrazione, non possono che sperare nella Cassa Integrazione in deroga. Ciò di fatto dovrebbe essere avvenuto, perché molte delle zone industriali interessate dalla Cassa in deroga sono a forte presenza di lavoro immigrato. Gli immigrati regolari, stando ai dati statistici, sono abbastanza informati, utilizzano gli strumenti di sostegno che ci sono, se ne hanno diritto. Però sono costretti a trovare rapidamente lavoro se non vogliono rischiare di non poter rinnovare il permesso di soggiorno: finora ce la facevano, adesso non so cosa succederà. Non lo sa ancora nessuno”
Vercingetorige
01 mag 2009 - 14:26 - #1Ma perchè tutte queste belle ideuzze nn le hanno messe in pratica nei 2 anni di governo…??? Nn c’era crisi nel 2006… Solo tartassementi a raffica made by Visco e Mortadella…??? Mah… bravi a predicare solo quando fa comodo…
Caligo
16 giu 2009 - 11:47 - #2è un ONORE aver avuto il prof. Reyneri come mio docente all’università di Parma !!
persona coltissima, garbata, lucida, altro che quel palloncino gonfiatissimo del Brunetta ( che si spaccia per fine politologo ed economista ed è invece autore del nostro libro di testo sull’ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI-in pratica i titoli altro che politica economica !).
se le persone come Reyneri fossero ascoltate, e fosse permesso loro di LAVORARE SERIAMENTE e non per slogan, non saremmo messi come siamo.
Che gioia leggerLa, professore!