E’ uno dei candidati di Di Pietro alle Europee di giugno. Un indipendente che scende nell’arena per “legittima difesa”. E così dopo la “triste” vicenda che lo ha visto protagonista, Carlo Vulpio sceglie la politica e corre con l’Idv per uno scranno all’Europarlamento. E’ candidato con Sonia Alfano, Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro in tutte le circoscrizioni tranne quella insulare. Polisblog lo ha incontrato.
Dal Corriere della Sera a Strasburgo. Perchè si candida alle Europee?
“Per due ragioni. La prima, di “legittima difesa”, perché sono stato delegittimato, isolato e “precipitato” in un cono d’ombra: dopo che il mio giornale mi ha tolto senza un motivo valido le inchieste a cui stavo lavorando, il mondo della malapolitica, della malagiustizia e della malaeconomia aveva a disposizione un bersaglio facile da colpire. La seconda ragione è più politica e possiamo riassumerla così: il nostro Paese è a un bivio cruciale - o si rimette in piedi o non ri rialzerà più - e la parte di società civile ancora reattiva ha il dovere di non defilarsi. Poiché sono anch’io “società civile”, come cittadino e come giornalista, l’idea di una candidatura da indipendente al servizio dei valori di uguaglianza, legalità, libertà e laicità mi è piaciuta molto”.
Quanto la sua recente esperienza al Corriere (dove le è stato vietato di occuparsi delle toghe lucane) ha influito sulla sua scelta?
“Molto. Perché ormai non si trattava più di sostenere uno dei tanti contrasti realtivi alla pubblicazione di un servizio o di un’inchiesta. Si trattava di chinare il capo per tutti quei fatti, e sono quelli che fanno la differenza, all’incrocio tra politica, giustizia ed economia. Un incrocio molto pericoloso”.
Anche Santoro dopo l’editto bulgaro si rifugiò presso l’Europarlamento. Non c’è il rischio di ritornare poi un giorno a fare il giornalista ed essere visto da tutti come “quello dell’Idv” perdendo quindi credibilità come professionista libero?
“Ognuno risponde per sé. Santoro si candidò con D’Alema e Prodi, quelli che prima lo avevano chiamato “Michele chi?” e poi gli lanciarono un salvagente… Io non mi sto “rifugiando” da nessuna parte. Di Pietro - con il quale non firmato nessuna cambiale - mi ha chiesto di metterci la faccia e il nome per un progetto politico di cambiamento della classe dirigente del Paese e io, da indipendente, ho accettato. Avrò vinto anche se non dovessi essere eletto.
Quanto alla credibilità professionale, non c’è pericolo. Intanto, il giornalista continuo a farlo - con i libri e sulla Rete, attraverso i video e il mio blog www.carlovulpio.it -, e poi con vent’anni di Corriere alle spalle chi avuto modo di conoscermi sa bene chi sono. Chi non mi conosce, invece, quando legge ciò che scrivo ci mette poco a capire cosa intendo per giornalismo”.
Perché proprio l’IDV?
“Nessun altro mi ha chiesto di candidarmi. E questo ha un significato politico preciso. Vuol dire che su alcuni grandi temi, come l’informazione, che è un tema addirittura strategico, c’è un vuoto enorme. Questo vuoto oggi è occupato dall’IdV, e quella parte della società che non trova più rappresentanza a sinistra, ma anche a destra, oggi guarda all’IdV”.
Non c’è un’informazione libera a suo avviso nel nostro Paese?
“No. C’è un condizionamento fortissimo. Siamo agli ultimi posti in tutte le classifiche europee e mondiali. Qualche spazio di libertà c’è, ma è giusto quel che serve per non far esplodere il sistema”.
Che idea si è fatto delle polemiche delle ultime settimane sull’Anno Zero di Santoro?
“Polemiche infondate. Che non ci sono state, guarda caso, per la puntata di Anno Zero sul giornalismo “sdraiato” e “oscurato”, in cui sono stati invitati Mieli, Lerner, Belpietro e non sono stato invitato io. Di me - o meglio: di una vicenda gravissima che riguarda me, il Corriere e il giornalismo italiano - nemmeno si è fatto cenno”.
Anche lei come Vattimo sostiene che “i partiti sono solo un taxi”? O c’è un legame tra le sue battaglie e il movimento di Antonio Di Pietro?
“Mah, credo che quella del partito-taxi è una battuta, un modo di dire… In ogni caso, per quanto mi riguarda, non credo né che i partiti possano essere dei taxi e basta, nè che debbano essere partiti-mamma”.
Proust
04 mag 2009 - 10:12 - #1uno dei pochi “papabili”
zapata
04 mag 2009 - 11:52 - #2ha il mio voto!
grande Vulpio
v.polis
04 mag 2009 - 19:00 - #3Grande Vulpio, concordo in pieno