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Il neocolonialismo in America Latina è davvero finito? Il parere di Raul Zibechi

Pubblicato: 27 mag 2009 da davide f.

da flickr

Ieri abbiamo parlato della giornata di festa in Bolivia per i duecento anni di indipendenza dalla Spagna, e di come il piccolo stato sudamericano abbia diversi elementi per guardare al futuro con fiducia, nonostante le divisioni interne. La Bolivia è solo uno dei nove stati che tra il 2009 e il 2010 festeggerà il bicentenario dell’indipendenza dalla Corona spagnola. Insieme a lei Messico, Argentina, Ecuador, Paraguay, Cile, Venezuela, El Salvador e Colombia.

Il XX secolo ha rappresentato per l’America Latina un duro colpo alle sue ambizioni di indipendenza dopo il colonialismo, soprattutto per mano degli Stati Uniti e dei metodi terroristi usati per imporre i propri interessi nel continente, dal colpo di stato in Chile di Pinochet allo sterminio dei sandinisti in Nicaragua.

Oggi sembra avviato un nuovo percorso, dopo anni in cui sembra aver preso forza la spinta popolare, democratica e indigena nei diversi paesi. Peacereporter ha chiesto a Raul Zibechi, ricercatore docente e uno degli intellettuali più brillanti del continente latinoamericano, se questa indipendenza oggi sia reale. Di seguito il parere di Zibechi.

Ci sono due visioni del bicentenario in America Latina: quella delle classi medie, più europeista, che data la nascita dei paesi dal giorno dall’indipendenza; mentre l’altra, più indigena, più afro, che è quella che io condivido, che fa coincidere l’indipendenza con la fine di cinque secoli di oppressione.

Secondo quest’ultima, le varie indipendenze ottenute dagli attuali paesi latinoamericani non furono che una continuazione di ciò che iniziò secoli prima. A causa delle decisioni prese da altri settori sociali, gli spagnoli e i creoli, la dipendenza dell’America Latina è continuata e continua tutt’oggi.

Con il modello neoliberale subentrato alla colonia, non c’è stata che una neocolonizzazione per mezzo delle privatizzazioni. Le imprese europee, Repsol in testa, hanno beneficiato di un processo di privatizzazione immane, comprando a prezzi molto bassi molti beni latinoamericani. Un esempio di ri-colonizzazione è quello che sta accadendo oggi alla cordigliera andina. Ci sono progetti minerari - miniere a cielo aperto, vengono definite, per il tipo di sfruttamento applicato - che hanno praticamente comprato il grosso delle Ande.

Tutta la cordigliera è stata svenduta alle multinazionali. Questo il frutto dei governi neoliberali. E questa forma di neocolonizzazione è anche molto pericolosa: le miniere contaminano i fiumi, le falde acquifere, attentando direttamente alla sopravvivenza delle comunità.

C’è però un fatto positivo. Ci sono alcuni paesi, in particolare la Bolivia, e un po’ anche il Venezuela, che stanno recuperando la sovranità sulle risorse naturali, quello che ormai noi chiamiamo i beni comuni, perché sono beni di tutta l’umanità. L’acqua, il sottosuolo, le ricchezze minerali, gli idrocarburi, appartengono alla terra quindi sono di tutti. Non si possono privatizzare. Riappropriarsi delle risorse comuni, ecco il primo passo per rendere indipendente il continente dal primo mondo

Immagine|Flickr

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