Elezioni 2013: le indiscrezioni sulle trattative PD-Monti per il dopo-voto


Sugli scenari che si apriranno dopo le elezioni del 24 e 25 febbraio in queste ore se ne stanno dicendo di tutti i colori: Berlusconi è sicuro che Monti e Bersani governeranno insieme, e il segretario PD (ma non solo lui) spalancano le braccia a un'alleanza con il premier uscente. Per quanto riguarda quest'ultimo e il centro che gli fa capo le risposte sono più contraddittorie. Oggi Libero, che a sua volta lo riprende da Dagospia, pubblica una fantomatica ricostruzione dell'altrettanto fantomatico incontro "segreto" tra Monti e Bersani di tre giorni fa, in cui i due avrebbero tratteggiato le strategie per il futuro soprattutto in chiave anti-Berlusconi. Ma cosa si sarebbero detti?

Intanto, a parlare sarebbe stato soprattutto Bersani, che avrebbe posto al prof un argomento effettivamente calzante: a eccezione dei fedelissimi in lista, tutti gli altri parlamentari centristi stanno usando Monti come un taxi (tanto per usare una metafora in voga in questi giorni), e una volta eletti la lealtà nei confronti dell'attuale premier potrebbe venire meno, specialmente se il centro montiano non dovesse sfondare. Ecco allora che Bersani si offre come sponda, scavalcando Casini, in questi termini: il segretario PD diventerà premier anche se dovesse mancare qualche voto al Senato, e in questo caso Monti farebbe la "stampella". In cambio, il professore avrà la possibilità di scegliere il ministro dell'Economia e/o degli esteri nel futuro governo, ma soprattutto sarà indicato da Bersani per il ruolo di presidente della Commissione Europea o del Consiglio d'Europa, visto che nel 2014 scadrà sia il mandato di Barroso che quello di Van Rompuy.

Per fare questo, però, bisogna portare al Quirinale Mario Draghi, perché l'Europa non accetterà due italiani in ruoli di vertice, e quindi l'ex governatore di Bankitalia va tolto dalla BCE. È su questo punto che la ricostruzione pecca di verosimiglianza, non foss'altro perché si fanno i conti senza l'oste, per usare un'espressione che potrebbe uscire dalla bocca del segretario PD. Ma soprattutto, entra in collisione con la ricostruzione di un altro patto (o trattativa) che il PD (nella fattispecie D'Alema) avrebbero stretto con Casini.

La ricostruzione, riportata nel numero de L'Espresso in edicola, vede un accordo con tutta l'area centrista e non solo con Monti, che partirebbe da una trattativa su presidenza del Senato e Quirinale. Gli scenari sono due: il PD concede la presidenza di Palazzo Madama a Pierferdinando Casini (a Montecitorio andrebbe Rosy Bindi o Dario Franceschini) in cambio dell'appoggio esterno al governo e del voto sul candidato al Quirinale proposto dal PD. I nomi sarebbero quelli di Giuliano Amato, Anna Finocchiaro o dello stesso D'Alema, o in subordine Romano Prodi. Nel secondo scenario, il PD elegge alla presidenza del Senato Anna Finocchiaro ma solo per candidarla al Quirinale pochi mesi dopo, contando sulla spinta dell'opinione pubblica per una donna presidente. A quel punto lo scranno di Palazzo Madama rimasto vacante andrebbe a Casini. Una strategia, bisogna dirlo, in pieno stile D'Alema, ma che non tiene conto di quali saranno gli equilibri del dopo voto, e soprattutto i rapporti nel polo centrista dove già si parla di maretta tra Monti e Casini.

Foto © Getty Images

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO