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Daverio: "Bossi odia Milano". La Lega Nord è un partito anti-urbano?

Pubblicato: 30 mag 2009 da Giulio Mattioli


A volte si trovano spunti interessanti per una riflessione politica anche sulla free-press. Prendiamo ad esempio l’intervista a Philippe Daverio comparsa ieri su DNews Milano. L’ex assessore della prima giunta leghista milanese (sindaco Formentini), ora capolista per la Lista Penati alle provinciali, commenta così le dichiarazioni di Umberto Bossi, che è sembrato voler svalutare l’Expo 2015 definendola “una manifestazione del secolo scorso“:

Bossi non può affrontare un tema come quello di Expo: lui rappresenta la cultura del contado, non certo quella urbana. Anzi, tutto quello che è cittadino gli dà fastidio. A Roma, però, la Lega si trova bene. Infatti lì la politica è agreste. Il Carroccio di oggi non c’entra più nulla con la Lega milanese degli anni ‘90. Anzi, la realtà è che Bossi odia Milano (..) Quando ero assessore nella giunta Formentini venne solo per una cena ai Quattro Mori.

Al di là della partigianeria politica, bisogna ammettere che quello di Daverio è uno spunto di un certo interesse, sul quale personalmente non avevo mai riflettuto prima: la Lega può essere considerata un partito, se non anti-urbano, comunque più vicino alle istanze dei sobborghi, dei piccoli centri e delle vallate che a quelle di metropoli moderne come Milano? Più elementi sembrerebbero indicarlo.

Prendiamo ad esempio il sapore dannatamente vintage, rurale e passatista di certe battaglie-manifesto della Lega, come quelle per il recupero del dialetto (che a Milano ormai parlano solo i vecchi), per la legalizzazione della grappa fatta in casa o la recente legge pro-caccia. Analogamente, nel campo delle infrastrutture, il Carroccio è apparso spesso più attento ad opere stradali tipicamente suburbane, come l’emblematica Pedemontana, che alla realizzazione di servizi pubblici più prettamente urbani, come le metropolitane.

La Lega sarebbe quindi, in quest’ottica, più vicina a una realtà come quella del varesotto (da cui provengono Bossi e Maroni), che a quella di una metropoli complessa come Milano. E forse non a caso è particolarmente radicata nel Nord-Est, territorio in cui il passaggio dal paesino all’urbanizzazione continua della megalopoli è avvenuto senza passare attraverso lo sviluppo di una vera e propria grande città accentratrice.

Se c’è del vero in quanto sostenuto finora, allora si fa meno fatica a capire come mai la cosiddetta capitale del Nord, nonostante sia governata quasi ininterrottamente dalla Lega da 16 anni, e nonostante il peso politico senza precedenti dei Lumbard a livello nazionale, si trovi nelle condizioni che descriveva ieri davide f. su queste pagine, costretta ad elemosinare denaro per i suoi progetti ad un governo amico che, alla prova dei fatti, si dimostra spesso sfacciatamente ostile.

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Vercingetorige

    Vercingetorige

    30 mag 2009 - 09:00 - #1
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    Vabbè con sti ragionamenti da pìrla.. allora tutti i politici del sud odiano la ”terronìa” perchè la lasciano in mano alla mafia…
    Cmq Penati oltre a insultare a destra e sinistra, nn ho mai sentito un video o visto un manifesto in cui dice cosa ha fatto di buono… n’è qlk dei bimbiminkia all’interno del blog ha saputo risp..sempre solo insultare a vanvera…

  • Profilo di Lea 2

    Lea 2

    30 mag 2009 - 12:27 - #2
    -1 punto
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    io sono ovviamente a favore dell’Expo, anche per le opportunità professionali che mi offre. credo però che Bossi abbia in un certo senso ragione: anche io ho pensato la stessa cosa da qualche mese in qua. quel che ci vorrebbe, è una Expo diversa, innovativa, visionaria, illuminante….. Milano dovrebbe essere all’altezza del futuro. certo, se vediamo però quanto ancora divide la capitale del nord dalle capitali europee…. tantissime cose sono ancora da fare.

  • Profilo di AngeloUni

    AngeloUni

    30 mag 2009 - 13:31 - #3
    1 punto
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    ma veramente non mi sembra che il post insulti nessuno ,era una riflessione.. poi dipende se uno ci vuole riflettere o meno.
    Cmq mi sembra un po una str.. la frase “bossi odia milano” magari non ci vuole vivere,ma quello è questione di gusti.. sul fatto invece che la lega non sia una realtà politica affine alla metropoli sono completamente d’accordo, è molto + paesana.. a prescindere dal “varesotto”ovviamente, ma questo penso anche perchè l’ambiente rurale e i suoi abitanti sono più uniformi.. in una città convive gente diversissima per varie categorie.. molto + difficile da convincere, a prescindere dal discorso dell’istruzione, le esigenze sono comunque differenti, a volte impossibili da far coincidere..politicamente è una battaglia molto + ardua..
    in una campagna insomma.. questo mi sembra meno probabile. di conseguenza conquistando il consenso del territorio rurale, dei suoi abitanti, conquisti quasi il consenso di una regione, o di due, o di tre..

  • golgota

    31 mag 2009 - 09:44 - #4
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    E a ragione! Milano è uno schifo!

  • un uomo qualunque

    31 mag 2009 - 12:45 - #5
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    “Il nemico è là: è lo Stato. Ma lo stato non è solo un organismo politico, strumento di conservazione delle ineguaglianze sociali; è anche un organismo amministrativo. Come impalcatura amministrativa lo Stato non si può battere. Si può cioè smontare e rimontare, ma non negarlo, poiché ciò arresterebbe il ritmo della vita della nazione, che batte nelle arterie ferroviarie, nei capillari telefonici, ecc.

    Federalismo! È una parola. È una formula senza contenuto positivo. Che cosa ci danno i maestri? Il presupposto del federalismo: la concezione antistatale, concezione politica e non impostazione tecnica, paura dell’accentramento e non progetti di decentramento.

    Ecco, invece, un tema di studio: lo Stato nel suo funzionamento amministrativo. Ecco un tema di propaganda: la critica sistematica allo stato come organo amministrativo accentrato, quindi incompetente ed irresponsabile. Ogni giorno la cronaca ci offre materia a tale critica: milioni sperperati in cattive speculazioni, in lungaggini burocratiche; polveriere e che saltano in aria per incuria di uffici «competenti»; ladrocini su larga e piccola scala, ecc. ecc. Una sistematica campagna di questo genere potrebbe attirare su di noi l’attenzione di molti che non si scomporrebbero affatto leggendo “Dio e lo Stato”.

    Dove trovare coloro che possono alimentare regolarmente questa campagna? Gli uomini ci sono. Bisogna che si facciano vivi. Ci vuole una mobilitazione! Ingegneri, impiegati, dottori, studenti, operai, tutti vivono a contatto dello Stato o perlomeno di grandi aziende. Quasi tutti possono osservare i danni della cattiva amministrazione: gli sperperi degli incompetenti, il ladrocini dei farabutti, gli intoppi degli organismi mastodontici.

    (…) Bisogna ritornare al federalismo! Non per adagiarsi sul divano della parola dei maestri, ma per creare il federalismo rinnovato e irrobustito dallo sforzo di tutti i buoni, di tutti i capaci”.

    di Camillo Berneri

    (in “Pagine libertarie”, 20.11.1922)

  • Profilo di Dottor D.

    Dottor D.

    01 giu 2009 - 20:34 - #6
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    Io non so se Bossi odia Milano; di sicuro Milano non ama Bossi.

    Contrariamente a quanto si pensa nel resto del Paese, Milano non è una roccaforte leghista; anzi, insieme a Mantova è l’unico capoluogo lombardo nel quale la Lega non ha mai davvero fatto breccia. Si veda, ad esempio, il referendum sulla devolution: la Lega caldeggiava il sì, Milano fu tra le poche città della Lombardia dove vinse il no.

    D’altronde Formentini venne eletto sindaco di Milano solo perché era il rappresentante unico di una coalizione di destra. Quando provò a ripresentarsi come candidato della Lega, fu solennemente trombato. E da allora Milano non ebbe mai più un sindaco leghista.

    Tutto considerato, che Bossi odi Milano mi sembra plausibile.

  • rombo1

    06 giu 2009 - 15:53 - #7
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    Il voto per la Lega è sempre stato storicamente più debole nelle grandi città rispetto alla campagna urbanizzata. Le ragioni sono molteplici. In parte sono anche ovvie.

    Le più significative sono:

    il messaggio identitario e il concetto di territorio sono più comprensibile nelle valli e nei borghi dove sono più vive le tradizioni ed il senso di appartenenza. Inoltre è più vivo il conflitto centro/periferia, dove il centro è titolare del potere politico che si reputa responsabile del malgoverno.

    La popolazione delle città è meno omogena; le relazioni sociali sono più anonime; vi è la presenza dei ceti politici e sociali dominanti più resistenti al cambiamento. L’informazione è più furba, sofisticata e meno permeabile a proposte politiche alternative.

    Inoltre nelle città sopravvive il voto organizzato della sinistra post-industriale ed è presente il messaggio dei suoi intellettuali e delle sue associazioni che sono di ostacolo al voto per la Lega.

    i ceti dominanti.

  • padania libera

    27 mar 2010 - 10:51 - #8
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    via gli antistato dal nord

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