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Elezioni amministrative a rischio per una Pizza democristiana ?

Pubblicato: 06 giu 2009 da paganini

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Ve lo ricordare Giuseppe Pizza, il segretario nazionale della Democrazia Cristiana? Colui che ottenne un posto da sottosegretario dopo aver rinunciato a presentare un ricorso sul simbolo dello scudocrociato che avrebbe potuto invalidare le elezioni politiche del 2008? Ebbene, Pizza è vivo e lotta insieme a noi!

Solo che, come si suol dire, chi di ricorso ferisce….. Il nostro Pizza si è fiondato, lancia in resta, contro i rivali dell’Udc, per impedirgli l’utilizzo del simbolo della Dc a suon di carte bollate e avvocati. La sfortuna ha voluto che il Consiglio di Stato abbia ritenuto infondata la questione ed anzi, con un effetto boomerang da manuale della politica 2.0, abbia intimato alla Dc di cambiare il proprio simbolo, riconoscendo solo all’Udc il diritto di usare lo scudo crociato. La decisione del Consiglio di Stato ha portato la Prefettura di Milano a stabilire che le schede per le elezioni provinciali di Milano e Monza e Brianza devono essere ristampate con i loghi che vedete nell’immagine.

Il ricorso si è quindi ritorto contro il nostro Pizza, che ora dovrà scegliere - alla svelta - un altro simbolo per allettare i suoi elettori. In attesa che il segretario della Dc presenti un altro ricorso, motivato dall’esigenza di prolungare la campagna elettorale in modo da permettere agli elettori di assimilare il nuovo logo, c’è da rimanere col fiato sospeso perché la decisione del Consiglio di Stato vale ovviamente in tutto il territorio nazionale e quini, teoricamente, in ogni collegio in cui è stato presentato il simbolo della Dc si ripropone lo stesso problema. Ad esempio, sulla scheda per le provinciali di Napoli, Dc e Udc sono alleate ed hanno in bella vista due scudi crociati…

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Stef500f

    Stef500f

    06 giu 2009 - 00:59 - #1
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    Ciao . . . Politica all’italiana. . . Una . . . Pizza mista!

    Certo però sembra una barzelletta. . .

  • Profilo di Nick84

    Nick84

    06 giu 2009 - 01:49 - #2
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    LOL considerando anche che l’unica cosa che aveva il partito era il simbolo

  • Profilo di Hungry Man

    Hungry Man

    06 giu 2009 - 13:04 - #3
    0 punti
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    Una pizza in compagnia, una pizza da solo…
    in totale molto pizzo ma l’Italia non ci sta…

  • Profilo di dan46

    dan46

    06 giu 2009 - 14:30 - #4
    -1 punto
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    Il simbolo è di Buttiglione dopo una sentenza del 2007, è inutile che Pizza continua con le sue trovate!

  • Profilo di Scus@

    Scus@

    06 giu 2009 - 15:43 - #5
    0 punti
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    Il partito dell’amore

    Siccome l’Italia non è un regime, tre giorni fa accadono due stupri a Roma: uno consumato, l’altro sventato per miracolo. Ma la questura non dice niente: vedi mai che qualche elettore patito della «sicurezza» capisca che la destra ha tradito anche quella promessa. La notizia esce perché un giornalista, avvertito da un amico poliziotto, la mette su facebook. Allora la questura è costretta a sputare il rospo. Sempre tre giorni fa, siccome l’Italia non è un regime, arriva alla Rai, in viale Mazzini a Roma, una lettera con un proiettile per Michele Santoro. L’ufficio posta la trasmette al posto di polizia. Ma nessuno avverte il destinatario, cioè Santoro. Silenzio di tomba per due giorni, dalla Rai e dalla polizia. Così chi l’ha minacciato di morte ha la conferma di quanto già sapeva: Santoro è isolato persino nella sua azienda. Ieri la lettera viene aperta: una foto di Santoro, la scritta «Morirai» e una cartuccia Winchester inertizzata. Intanto un’altra busta con proiettile arriva a Di Pietro. Il senso è chiaro: chi si mette di traverso sulla strada del padrone d’Italia deve morire. Era già accaduto in un’altra campagna elettorale al calor bianco, quella del 2001: Indro Montanelli ricevette alcune telefonate mute sul suo telefono privato, trovò una lettera minatoria sul tavolo del ristorante dove pranzava e la Digos gli intimò di cancellare le iniziali I.M. dal citofono di casa sua. «Il berlusconismo ­ commentò il vecchio Indro ­ è la feccia che risale il pozzo. Questa è la peggior Italia che abbia mai visto. Peggio di quella fascista». E non aveva visto quella di oggi.