Elezioni 2013 - Rivoluzione Civile: Di Pietro e De Magistris mollano Ingroia?


A vedere come si stanno mettendo le cose, viene quasi da dare ragione a Beppe Grillo che ha definito Ingroia una "foglia di fico". Che cosa dovrebbe coprire, però, non è molto chiaro visto che all'elenco delle defezioni ormai sicure, se ne aggiungono due molto probabili e soprattutto celebri: quelle di Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris.

I due ex magistrati sono pronti a mollare Antonio Ingroia e la sua Rivoluzione Civile, ma visto che ormai le elezioni sono alle porte aspetteranno marzo per compiere il passo d'addio dopo un sodalizio durato lo spazio di una campagna elettorale. Ma quali sono le ragioni dei due? Al centro di tutto, il più grigio dei riti della politica: la composizione delle liste.

Partiamo da De Magistris. Il sindaco di Napoli si è infuriato per l'esclusione dalle liste di alcuni nomi a cui teneva particolarmente: Anna Falcone, avvocato calabrese ed esponente del consiglio di amministrazione della società Bagnoli Futura, che era data per certa fino a due giorni fa, ma poi si è vista soffiare il posto dal tesoriere dei Comunisti Italiani. La sensazione che Ingroia sia diventato il volto dietro cui riciclare personaggi della sinistra radicale ormai fuori dai giochi si fa sempre più forte. Non solo Falcone: altri nomi a cui De Magistris ha dovuto rinunciare sono quelli dell’economista e fondatore dell’associazione ‘A sud’, Giuseppe De Marzo, e Mimmo Talarico, consigliere regionale dell’Idv della Calabria.

Quest'ultimo a parte, le esclusioni hanno penalizzato sempre la società civile, causando l'abbandono dei 'professori' prima, del Popolo Viola poi e anche di Gildo Claps. Ed ecco che De Magistris ha deciso di rompere con Ingroia e rilanciare il suo Movimento degli arancioni con una convention a marzo, staccandosi da Rc e puntando tutto sulla società civile. Il sospetto che in questo abbia pesato anche il narcisismo di De Magistris però c'è: il sindaco vuole la scena per sé, e fa fatica a fare il numero di Ingroia oggi, come di Antonio Di Pietro ieri.

Già, Tonino Di Pietro. Passato tra le forche caudine della crisi sistemica dell'Italia dei Valori, ha usato Rivoluzione Civile come modo più semplice e veloce per rimettersi in pista prima che fosse troppo tardi. Ma anche qui, le liste hanno pesato e la mancata candidatura della fedelissima di Di Pietro Silvana Mura non è andato giù all'ex pm. Ma non è solo questo, come scrive Italia Oggi.

Di Pietro soffre per il mancato riconoscimento del ruolo di cofondatore e, con lui, è in fibrillazione, in periferia, tutto il partito. L'alleanza fatica a reggere e, se non ci fosse il traguardo elettorale, sarebbe probabilmente già saltata. Ma ci sono le urne imminenti e allora si cerca di evitare uno sfascio che è nell'aria se il numero due dell'Idv, appunto Silvana Mura, sostiene che la sua esclusione dal parlamento è un attacco di Ingroia al cuore dell'Idv. I conti sono rimandati a marzo ma già incominciano i distinguo.

Anche in questo caso, quindi, a pesare sarebbe la mancanza di visibilità di chi da troppo tempo è abituato a coincidere con il suo partito, nonché uno dei politici più presenzialisti di questa Seconda Repubblica. Difficile imparare a defilarsi. Ma la (futura) presa di distanza di Di Pietro non basterà a recuperare gli esponenti dell'Idv che speravano in una riconciliazione con il Pd (che lo stesso ex pm ha compromesso) e hanno rifiutato di aderire al partito di Ingroia. Gente come Rudi Russo, il coordinatore nazionale dei giovani Idv, che ha sbattuto le porte ed è andato con Massimo Donadi nel Centro Democratico (prossima costola del Pd), o anche David Favia e tutto il gruppo dirigente marchigiano che a lui fa capo.

Dopo la società civile, Ingroia rischia di perdere anche i due politici più in vista che l'avevano appoggiato. Ormai gli rimangono solo Comunisti Italiani, Rifondazione e Verdi. Partiti che correvano dritti dritti verso l'estinzione e che il pm siciliano ha salvato. A ogni costo.

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