Elezioni in Iran, Ahmadinejad in corsa per il secondo mandato

iran

Oggi giornata importante per l'Iran, si elegge il nuovo presidente; una scelta che inevitabilmente avrà delle forti ricadute sugli equilibri internazionali, Iraq e Pakistan in primis. Dopo una campagna elettorale appassionata e senza esclusione di colpi venerdì si vota per l'elezione del presidente della Repubblica Islamica.

Dopo il vaglio del Consiglio dei Guardiani, organo composto di dodici membri incaricati di vigilare sulla ricevibilità di tutte le candidature del Paese, hanno avuto via libera quattro candidati chiave.

Il presidente uscente Ahmadinejad, Moshen Rezaei, Myrhusein Mousavi e Medhi Karroubi. Circa 45mila urne verranno aperte ai 46 milioni di aventi diritto al voto, dalle otto del mattino fino alle sei della sera.

Ahmandinejad, ex sindaco di Teheran e attuale presidente, parte favorito. La sua retorica populista, il suo stile di vita privato spartano, e la sua lotta alla corruzione ne hanno fatto l'idolo dei poveri. Il presidente dovrebbe avere il sostegno della fascia più popolare tra gli elettori iraniani, anche se il Paese attraversa una grave crisi economica.

In molti però lo accusano di non aver avuto la capacità di gestire l'immenso flusso di denaro in entrata grazie al prezzo alle stelle del barile di petrolio. Viene accusato , soprattutto dai giovani, di aver portato avanti la famosa lotta alla corruzione più nel campo del costume che nell'amministrazione. Infine la conflittualità sul nucleare e l'ossessione negazionista sull'olocausto sembra aver stancato parte della popolazione.

Chi sono gli oppositori? Semplificando, da destra il suo avversario è il conservatore Moshen Rezaei, militare fino al 1997 e uno dei collaboratori più stretti dell'ayatollah Khomeini negli anni della Rivoluzione. Rappresentante di una destra cosiddetta"pragmatica" Rezaei non vede di buon occhio le esternazioni di Ahmadinejad in politica estera che gli alienano prospettive interessanti di business; sembra però un candidato debole perchè lontano dal "cuore" della gente.

Da "sinistra", ossia dalla parte riformista, pur sempre nel contesto islamico, gli altri due candidati Myrhusein Mousavi e Mehdi Karroubi. Il più "pericoloso" per Ahmadinejad sembra Mousavi, primo ministro dal 1981 al 1989, che è riuscito a mobilitare gruppi di sostenitori tra i giovani.

Ha schierato in campo, fenomeno senza precedenti in Iran, sua moglie Zahra Rahnavard, artista capace di diventare l'unica donna rettore universitario del Paese, nel tentativo di intercettare il voto del mondo femminile erudito iraniano che gli ha garantito l'appoggio del popolo di internet e degli sms. Tanta gente è scesa in piazza per sostenerlo, in una dinamica inattesa che, con una certa fretta, ha fatto parlare alcuni di una sorta di 'effetto Obama' in Iran.

Le prospettive sono incerte, sembra intuibile però un arrivo al ballottaggio in cui i due schieramenti si ricompatteranno attorno ad un solo candidato, e dalla parte conservatrice e da quella riformatrice. Insomma possibile un duello finale Ahmadinejad contro Mousavi, per capirci.

Il clima delle ultime ore è stato avvelenato anche dalle dichiarazioni di Yadollah Javani, leader delle Guardie della Rivoluzione, molto vicine ad Ahmadinejad. ''Ci sono molti elementi che ci spingono a credere che certi gruppi riformisti estremisti puntino a una rivoluzione soft'', ha detto creando qualche preoccupazione dal lato riformista sulla trasparenza del voto.

Ahmadinejad resta il favorito, di certo tutto il mondo Obama in primis guarda a questo passaggio elettorale con grande attenzione, con la speranza di ritrovarsi domani davanti un interlocutore più disposto al dialogo e un pò meno fanatico. Agli iraniani la parola.

Immagine|Flickr

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO