Come votano gli altri: il sistema elettorale francese


Dopo il proporzionale di Germania e Spagna, e il maggioritario puro inglese, oggi facciamo la conoscenza del maggioritario a doppio turno francese. La Francia è una repubblica semipresidenziale in cui il potere esecutivo è condiviso dal Presidente della Repubblica e dal Primo Ministro, ma solo il primo è eletto direttamente dal popolo, e nomina il secondo sulla base del risultato elettorale. Il semipresidenzialismo, a dispetto del nome, dà più poteri al presidente rispetto al presidenzialismo: nel caso francese, infatti, il Capo dello stato può sciogliere l'Assemblea Nazionale a sua discrezione.

Il voto per il presidente e per il Parlamento è separato, quindi è possibile una coabitazione tra un presidente di un partito e una maggioranza opposta, anche se dopo la riforma che ha portato da 7 a 5 gli anni di durata del mandato presidenziale (come 5 è la durata del Parlamento) l'eventualità è più rara. Il Parlamento è composto da Senato e Assemblea Nazionale. Il primo è eletto indirettamente a livello locale, e viene rinnovato ogni 3 anni per metà. L'Assemblea Nazionale ha invece un sistema di voto diretto maggioritario a doppio turno: vi sono 577 seggi in palio, corrispondenti ad altrettanti collegi uninominali. Viene eletto al primo turno il candidato che ottiene la maggioranza assoluta purché i voti conseguiti siano pari ad almeno un quarto degli elettori iscritti nelle liste del collegio. In mancanza di questo, vanno al ballottaggio i candidati che abbiano conseguito al primo turno almeno il 12,5% per cento del totale degli iscritti del collegio elettorale. Tipicamente vanno al ballottaggio i candidati dei due principali partiti, anche se negli ultimi anni la crescita del Front National ha reso piuttosto comuni i ballottaggi a tre.

L'elezione del presidente della Repubblica avviene, come detto, separatamente ma a breve distanza da quella dell'Assemblea, e anche in questo caso si vota direttamente per il candidato con possibilità di ballottaggio. Il presidente nomina il primo ministro, che non ha bisogno della fiducia iniziale dell'Assemblea anche se può essere sfiduciato successivamente. Come tutti i sistemi maggioritari, anche quello francese ha consentito un netto bipolarismo, anche se non un bipartitismo come in Gran Bretagna. Le formazioni principali sono almeno 4 – comunisti, socialisti, gollisti ed estrema destra – anche se non mancano formazioni che riescono a emergere in momenti particolari, come i centristi di Bayrou e i Verdi di Cohn-Bendit.

In Italia il modello semipresidenziale, soprattutto per quanto concerne l'elezione del presidente della repubblica, è stato a lungo un cavallo di battaglia del centrodestra, e in particolare di AN. Dopo anni di conversione al proporzionale, qualche mese fa Berlusconi e Alfano hanno annunciato una proposta di riforma in questo senso, che però è caduta nel nulla dopo un primo voto favorevole. Il referendum del 1993 sulla legge elettorale ha parzialmente imposto il sistema maggioritario, che però è stato confinato e annacquato all'interno di una riforma (il Mattarellum) che manteneva i connotati prevalentemente proporzionali.

Foto © Getty Images

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