Mps, Bersani già con un piede nella trappola? Non rischia solo il Pd

Rimbalzano come pietre acuminate le parole fulminanti di Nanni Moretti pronunciate a Piazza Navona nel febbraio 2002: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Quel monito vale anche oggi, a meno di un mese dal voto, per un Partito Democratico sull’orlo di una crisi di nervi dopo l’esplosione dell’affaire del Monte dei Paschi di Siena?

Al di là dei risvolti giudiziari, il nodo (con risvolti sicuramente pesanti anche sul piano elettorale) è politico e riguarda l’ex partito dei Ds, che forse su quella banca ha giocato una delle sue tante diatribe interne, con faide l’una contro l’altra armata. Ovvio che dai Ds di ieri il fango schizza sul Pd di oggi, vuoi per le strumentalizzazioni degli avversari, calati come avvoltoi, vuoi perché molti capi di ieri sono gli stessi di oggi, avendo la bottega cambiato solo le insegne.

Ben che vada, il Pd è già con un piede nella trappola. Se è vero che ieri Bersani ha detto: "Ci sono ambienti di questo paese che stanno facendo di tutto per farci perdere le elezioni” non solo significa che già la paura fa 90, ma che si temono nuovi scossoni. Scoprire che ci sono forze che vogliono incastrare il Pidì, è scoprire l’acqua calda. Farsi vedere intimoriti, o addirittura tramortiti, temere per il risultato elettorale, significa aver già imboccato la via della sconfitta.

Scrive Repubblica: “L'attacco concentrico di Monti, di Ingroia, di Grillo e del Pdl, la rapidità con cui è stata decisa l'audizione del ministro Grilli a Camere sciolte, i rumors di altri clamorosi colpi di scena in arrivo, i sospetti su una maxitangente rilanciati dal Giornale e da Mentana, tutto ciò sta rendendo la vicenda del Monte dei Paschi di Siena ad altissimo rischio”.

Insomma si torna ai veleni del 2005: l'Opa dell'Unipol di Consorte su Bnl, quando l'allora presidente della Margherita, Arturo Parisi, arrivò a rinfacciare al Pds il ritorno della "questione morale".

Ma la vicenda dei Monti dei Paschi, va ben al di là del Pd e della campagna elettorale, vieppiù inquinata e incandescente. Fa bene il governo ad andare in Parlamento e togliere (tutti?) i veli di una vicenda così inquietante che potrebbe addirittura fare implodere il nostro sistema bancario. Grillo ha ritrovato il mare di benzina dove gettare irresponsabilmente il suo zolfanello acceso nella logica del “tanto peggio tanto meglio”. Solo Giorgio Napolitano ha parlato chiaro a difesa della Banca d’Italia, con il monito di non trascinarla nella melma, con conseguenze gravissime per l’Italia.

Va da sé che le sagge esortazioni del Colle servono a poco se dalla politica, Pd in primis, non giungono parole convincenti, non a difesa del partito o di alcuni suoi esponenti, ma a difesa del Paese.

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